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Un Giudizio Finale frammentario nelle campagne di Bisceglie
di Maurizio Triggiani

Uno splendido Giudizio Universale appare fortemente compromesso nella parte absidale della chiesa di S. Maria di Zappino nelle campagne di Bisceglie.
Si tratta di una parte di un ciclo affrescato che caratterizzava la più antica chiesa, oggetto successivamente di ampi rifacimenti. Tanto che il ‘Giudizio’ che, originariamente doveva essere ubicato sulla controfacciata dell’edificio, oggi si trova nella sua parte presbiteriale. Mutazione dovuta al cambio di orientamento dell’edificio facilmente leggibile anche sull’apparato murario e dovuto probabilmente ad interventi realizzati tra il XVI e XVII secolo.
Zappino è uno dei casali rurali più conosciuti di Bisceglie, appartenuto alla famiglia de Falconibus e Falconeriis già dall’XI secolo avrebbe avuto origini ancora più antiche da  datare intorno al X secolo. Difficile far combaciare le notizie riportate dai documenti con le testimonianze sopravvissute, anche se alcune strutture della chiesa potrebbero benissimo essere identificate con una versione di piccola chiesa a navata unica databile tra XI e XIII secolo. Naturalmente molto più visibili ed accertabili sono gli ampliamenti e le ristrutturazioni dovute, con ogni probabilità, ai restauri del 1650 e poi del 1696 realizzati rispettivamente da Filippo Schianosa e Mauro Antonio Veneziano.
Della più antica versione della chiesa di S. Maria dovevano far parte anche alcuni affreschi che oggi appaiono molto danneggiati, scompaginati e di difficile lettura. Si tratta di piccoli frammenti che affiorano in alcune zone della chiesa e soprattutto un frammento un po’ più corposo di un Giudizio Finale del quale sopravvive la parte mediana a sinistra che riporta l’episodio della restituzione delle anime dalle acque. Una scena per la verità molto particolare caratterizzata da un branco di pesci dalle evidenti squame. A cavalcioni su uno di questi una figura incoronata, nuda, mentre sullo sfondo una barca con le vele in vista. Doveva costituire un riquadro posizionato appena al di sotto del Trono sul quale, si intuisce, sarebbe stato seduto il Cristo Giudice. Dall’altro lato rispetto a questa scena un altro riquadro, peggio conservato con figure, probabilmente anime già accerchiate da serpenti e quindi probabilmente già condannate agli inferi.
Il riquadro ripropone un’iconografia classica del Giudizio Finale con la scena della restituzione delle anime dal mare. Ciò che colpisce sono i confronti stilistici che possono, seppur cautamente, essere avanzati con altri, pochi, esempi, di Giudizi Finali presenti negli affreschi pugliesi medievali. Tra tutti meriterebbe un riferimento quello di S. Maria del Casale a Brindisi, con il quale questo di Zappino potrebbe porsi in qualche relazione. Sappiamo che quello brindisino venne realizzato dal pittore Rinaldo da Taranto agli inizi del ‘300 e questo frammento biscegliese risente moltissimo del modo di realizzare i mostri o animali marini, seppur con qualche differenza. E’ chiaro che a monte di queste considerazioni vanno individuati modelli non soltanto con le pitture affrescate, ma soprattutto con i codici miniati che in fondazioni prevalentemente monastiche dovevano circolare in modo assai più efficace. Dunque avanzerei un proposta di datazione alla metà del ‘300, senza poter maggiormente approfondire tali riflessioni considerando la piccola porzione di affreschi ancora presenti a Zappino. Residui di una decorazione sicuramente più vasta che poi nei secoli è stata coperta da ulteriori interventi ed infine lasciata ad una naturale consunzione che oggi rischia di far scomparire queste sia pur piccole e frammentarie testimonianze.
Un destino, peraltro, comune a molti altri affreschi che dovevano impreziosire chiese e insediamenti monastici rurali e dei quali affiorano soltanto piccoli frammenti spesso in cattivo stato di conservazione. Ne ho parlato a proposito di alcune testimonianze pittoriche di XII-XIII secolo presenti nel casale di Balsignano vicino Modugno (https://www.academia.edu/21556797/Le_testimonianze_pittoriche_del_XIII_secolo_a_Balsignano) mettendo tra l’altro in relazione gli affreschi rinvenuti e salvati dal restauro di quel sito con altri presenti nella chiesetta di S. Maria del Deserto, sempre a Bari, e Torre S. Eustachio a Giovinazzo. Ce ne sono molti altri, per esempio a Molfetta in quel che rimane dell’insediamento monastico di S. Martino in Torre Forcata, questi presenti a Zappino, altri meglio conservati presenti nelle campagne di Terlizzi, a S. Maria di Sovereto e S. Maria di Cesano, nella chiesa di S. Maria del Paradiso a Modugno e se ne potrebbero aggiungere sicuramente altri ancora.
Sarebbe un censimento utile anche se basato su frammenti, testimonianze in precario stato di conservazione, ma che attesterebbe un importante movimento pittorico medievale affermatosi nelle chiese rurali pugliesi tra il XII ed il XIV secolo.

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