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Villa Bonelli - Barletta

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VILLA BONELLI A BARLETTA

LUISA DEROSA

Sorta nella zona a sud ovest della città, lungo la strada che conduce a Canosa, un tempo circondata dalla campagna, Villa Bonelli si trova oggi nel cuore dell'abitato, stretta tra le case popolari che le sono cresciute intorno serrandola da ogni lato. L'intero complesso, che si sviluppa su una superficie di 22.500 mq, rappresenta un raro esempio di villa suburbana ottocentesca, unica testimonianza sopravvissuta in un territorio dove fino a pochi decenni fa era ancora presente una complessa articolazione del paesaggio agrario con ville, casini e masserie, scelte dalla nobiltà cittadina tra Sette e Ottocento come abitazioni o luoghi di villeggiatura. Un patrimonio andato completamente distrutto. Villa Bonelli è invece sopravvissuta, resistendo all'incuria, all'abbandono, alla disattenzione generale sia perché inglobata nel tessuto urbano che, nonostante abbia radicalmente stravolto l'habitat originario, ne ha consentito la conservazione, sia perché da sempre ha costituito un punto di riferimento per la città determinando anche il nome del quartiere che le è disordinatamente cresciuto intorno, detto appunto Borgovilla.
"…questa villa..sebbene appartenesse ad un particolare, quale è l'illustre Marchese D. Raffaele Bonelli, patrizio Barlettano, pure per somma sua gentilezza, l'ingresso alla medesima è sempre aperto tanto a Barlettani, quanto a forestieri, di guisa che sembra essere piuttosto una villa pubblica di città…", così scriveva Giuseppe Seccia nel 1850 (Della città di Barletta dall'epoca della sua fondazione sino al 1769(…), e ripigliata dal 1769 e protratta sino al 1850, ms. conservato nella Biblioteca Comunale di Barletta - Ap.ms.L.65), sottolineando come sin dall'inizio la villa fu in stretto rapporto con la città.  
La villa è circondata da un ampio giardino ancora oggi protetto dal recinto murario ottocentesco, la cui conservazione è sempre stata condizione indispensabile per l'azione di tutela dell'intero complesso. Miracolosamente scampato ai vari tentativi di abbattimento, nel corso di un recente restauro questo muro è stato purtroppo modificato con il ripristino di due accessi, chiusi da cancellate.
Esteso su una zona pianeggiante, con lievi dislivelli di terreno, il giardino conserva ancora nel disegno generale l'impianto originario risalente alla prima metà del XIX secolo. Organizzato intorno ad una serie di viali dall'andamento sinuoso, presenta due assi di percorrenza principali disposti ortogonalmente di cui il più grande mette in comunicazione l'accesso principale sulla via Canosa con la casa patronale. Lungo il lato di sud-est della cinta muraria, parallelo alla via Canosa, un viale rettilineo (modificato nella parte finale) congiunge l'ingresso principale ad un secondo accesso sul lato di sud-ovest, oggi riaperto. Su questo lato sorge una montagnola artificiale, un tempo ricoperta da una fitta vegetazione.
Parallelo a questo viale, sul lato opposto della villa, un altro viale, chiamato un tempo "degli Aranci", divideva il terreno coltivato ad agrumi dal resto del giardino.
Si tratta di un raro esempio di 'giardino ecclettico ' tipico dell'Ottocento, dove i viali stretti e sinuosi che ampliano illusionisticamente le reali dimensioni del luogo, ispirati ai giardini all'inglese, coesistono con caratteri formali del giardino all'italiana, quali il tracciato regolare dei principali assi di percorrenza e la geometria e la simmetria delle aiuole.  Due modelli e due modi diversi di concepire la natura ed il suo rapporto con l'uomo, che riflettono precisi orientamenti di gusto tipici della società ottocentesca.
Di questi luoghi è possibile ricostruire con una certa precisione anche le varietà arboree scomparse, puntualmente descritte nel 1857 da Achille Bruni nel volume "Descrizione botanica delle campagne di Barletta".
Lungo il viale principale è visibile la "pagliaia", una piccola costruzione circolare che consentiva la sosta durante la passeggiata. Dal lato opposto alla 'pagliaia' vi era, come testimoniano alcune vecchie fotografie, lo spazio dedicato al gioco, con il campo da minigolf consistente in uno spazio leggermente scavato di forma allungata, delimitato da un perimetro in pietra.
Sul lato di sud-ovest è invece la serra (o quel che ne rimane), costruita su un basamento in pietra e realizzata interamente in ferro battuto, di pianta rettangolare Sul lato sinistro una costruzione in pietra a pianta poligonale comunicava direttamente con l'interno della serra. In origine come rivela la presenza di un sedile in pietra incassato nella muratura, doveva essere un luogo di riposo dal quale era possibile godere della vista delle piante. Questo lato del giardino, caratterizzato da percorsi brevi e  irregolari,  appare come uno spazio dedicato al riposo e all'ozio della vita familiare dei Bonelli. La stessa grande fontana costruita dinanzi alla casa, la terza del giardino, diversamente dalle altre è caratterizzata da un ponticello che l'attraversa per tutto il suo diametro e che contribuisce ad accentuare il carattere più intimo e raccolto di questa zona della villa.
Vicino all'ingresso e dinanzi alla casa sono le altre due fontane del giardino. Colpisce la presenza di tante fontane in uno spazio limitato così limitato!.  Alimentate da una serie di canali di raccolta delle acque piovane dovevano contribuire a creare quell'effetto di rarefatta bellezza che affiora costantemente nelle testimonianze scritte e orali. Le numerose statue ancora presenti, raffiguranti divinità e personaggi tratti dalla mitologia classica, sono state eseguite in due momenti differenti. Le più antiche, di gusto rococò, si ispirano alla produzione di ambito napoletano.
La casa patronale, organizzata su tre piani, si sviluppa su una pianta ad elle. Al pian terreno si trovano la sala da pranzo, la cucina ed altri locali di servizio, al secondo piano un ampio salone e le stanze di abitazione, all'ultimo piano gli alloggi della servitù. . Dal  salone si raggiunge un grande balcone con vista sul prospetto posteriore della villa. Da questo lato si conserva ancora la tettoia che serviva per il ricovero delle carrozze e dei cavalli, con l'ingresso alle stalle e l'accesso di servizio alla casa.  Sul prospetto principale si affaccia una grande loggia alla quale si accede dal salone al primo piano superiore, decorato con ampie specchiature dai tenui colori pastello, al centro dei quali appaiono piccole figure femminili, danzatrici, panoplie, ognuno riquadrato da cornici con delicati motivi decorativi geometrici. Allo stesso modo sono decorate le restanti stanze, alcune delle quali ospitano scene di rievocazione storica, come la celebre Disfida di Barletta.
Gli strettissimi legami, non solo iconografici, tra le raffinate decorazioni pittoriche (quelle del salone eseguite a tempera su carta) e gli affreschi pompeiani (alcune danzatrici sono direttamente ispirate alle Menadi danzanti della villa di Cicerone, conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto), e la qualità dell'esecuzione consentono di ipotizzare che autore del programma decorativo potrebbe essere stato un illustre barlettano, Geremia di Scanno (Barletta 1839 - Napoli 1907) .Grande cultore di arte antica, trascorse parte della sua esistenza nell'Amministrazione degli Scavi di Pompei con il compito di eseguire copie degli affreschi di cui pubblicò numerose riproduzioni , divenendo negli anni '70 uno dei più affermati decoratori di interni in "stile "pompeiano". Eseguì ad esempio le decorazioni per alcune sale dell'albergo Vesuvio a Napoli (distrutte nella seconda guerra mondiale), per il Museo Nazionale e la Sala consiliare del Municipio di Resina (oggi Ercolano). Fu chiamato anche all'estero a realizzare le decorazioni (Festa a Pompei) per una sala del Museo dell'Opéra a Parigi e, tra il 1888 e il 1891, ad affrescare alcuni ambienti dell'appartamento dell'Imperatrice Elisabetta d'Austria nell'Achilleion a Corfù.
La scarsa conoscenza di questo luogo, e soprattutto delle sue pitture, e la conseguente mancanza di tutela e valorizzazione, rischiano oggi che queste pregevolissime testimonianze artistiche scompaiano definitivamente.  Il dibattito ancora aperto sulla possibile destinazione della villa non giustifica lo stato di abbandono a fronte del rischio che si sta correndo. Le immagini allegate a questo scritto non hanno bisogno di commenti!



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