Segnalazioni novembre 2012 - Puglia In-Difesa

Vai ai contenuti

Menu principale:

Segnalazioni novembre 2012

 

Il complesso rupestre di Macurano

Segnalazione di Marco Piccinni


Il complesso rupestre di Macurano, situato alla base della serra di Montesardo, ospita importanti testimonianze della presenza dei basiliani nella terra salentina.
In fuga da Bisanzio a causa della lotta iconoclasta, i bizantini trovarono rifugio su una serra abbastanza nascosta, ottima per un insediamento capace di garantire un adeguato alloggio, l’approvvigionamento della materia prima con cui vivere e tanta, tanta meditazione.
A differenza degli altri luoghi di interesse che hanno visto i monaci basiliani  protagonisti, il complesso di Macurano ci mostra come questi vivevano e lavoravano. Un sistema di canali scavati nella roccia consentiva il convogliamento delle acque piovane che, scendendo lungo le colline circostanti, venivano raccolte in opportune cisterne. Questo consentì uno sfruttamento del terreno ad uso agricolo, oltre per l’allevamento di animali di piccola e media taglia per sopperire al bisogno di alcuni alimenti quali, latte, formaggio, oltre che lane e pelli.
Il nome del sito è quello di un complesso masserizio fortificato costruito nel ’500 nell’area già occupata dai monaci e comprendente la Masseria Santa Lucia e la cappella di Santo Stefano.
Lo stile di vita dei monaci basiliani è dettato dalla regola di Basilio Magno, la quale prevede una vita monastica dedita al lavoro ma anche ad una integrazione con la popolazione dei paesi limitrofi all’insediamento monacale. Spesso erano proprio i monaci i detentori delle più moderne conoscenze agrarie, nel campo della lavorazione e concia delle pelli, nella produzione dell’olio. Rappresentavano una ricchezza fondamentale per il paese ed una sicurezza per le avversità.

Una serie di minigrotte, sparse quasi a caso, costituivano i piccoli spazi, a volte anche molto stretti, dopo potevano riposare persone e animali. Queste grotte sono disposte intorno ad una insenatura rocciosa abbastanza ampia, in grado di ospitare un frantoio, di cui i resti sono ancora visibili. Torchi, ruote in pietra, vasche di raccolta, sono ancora li, disponibili agli occhi dei turisti e dei più curiosi.
Questa grotta presenta una serie di ambienti che probabilmente si snodavano in ampie gallerie sotterranee, oggi murate, più una serie di piccoli ambienti dove probabilmente riposava il nachiro, il responsabile del frantoio.
La vita agraria dedicata alla raccolta e alla macina delle olive ricopriva quasi sei mesi all’anno, da qui il motivo per cui i monaci hanno sentito il bisogno di organizzare un complesso in grado di sopperire alle loro esigenze anche per lunghi periodi.
Oltre alle testimonianze della vita di questi monaci possiamo rinvenire nell’area anche tracce del loro passaggio alla vita ultraterrena. Sono ancora visibili alcune tombe scavate nelle roccia con all’interno un poggiatesta in pietra.
Probabilmente sul territorio di Macurano insisteva, in età romana, una stazione intermedia situata lungo la “via Sallentina”, ossia la strada che da Vereto (Patù) risaliva il Capo di Leuca verso Castro e Otranto. Il tracciato si conserva ancora in alcuni tratti, come dimostrano le carraie scavate nel banco di roccia, casualmente e inconsapevolmente parallele alla nuova S.S. 275 e ai binari della ferrovia del Sud – Est.

Nonostante la sua estrema importanza il sito rupestre di Macurano vige in completo stato di abbandono, utilizzato dai più come un immondezzaio a cielo aperto. Molte delle panchine installate per garantire una sosta al curioso visitatore conservano solo un vago ricordo di quella che sarebbe dovuta essere la loro funzione.  Mentre dei cestini per l’immondizia restano solo i sostegni metallici che avrebbero dovuto sorreggerli.

http://www.salogentis.it/2009/05/27/il-complesso-rupestre-di-macurano/

Torna ai contenuti | Torna al menu