segnalazione marzo 2014 - Puglia In-Difesa

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segnalazione marzo 2014

Ci vuole fortuna anche ad essere sfortunati: la vicenda di S. Giorgio Martire a Bari
di Maurizio Triggiani

Nei giorni scorsi è accaduto ancora.
Una cosa tanto ricorrente da sembrare ormai banale: un bene comune, una chiesetta romanica, un tempo di campagna è stata oggetto di un rogo, causato dalla consuetudine di bruciare cavi elettrici in ambienti chiusi e abbandonati per recuperare il rame.
La chiesa è quella di S. Giorgio Martire alle porte di Bari.

Ma non è questo il punto: così come non è in questa sede che si vuole esprimere la propria indignazione e se si vuole il proprio dolore dinanzi a queste vicende. Sono troppo ricorrenti, a volte addirittura scontate.
Così come scontata è la corsa contro il tempo di chi, in qualche modo, spesso anche abbandonando polemiche e interessi personali e professionali, cerca di recuperare e salvare.

L'incendio nella chiesa di S. Giorgio Martire va denunciato in questa sede per alcuni motivi, importanti per quanto concerne i criteri di tutela e salvaguardia dei beni culturali.

Primo fra tutti la sua ubicazione. La chiesa sorge in un contesto che un tempo sarebbe stato di raccordo tra la città e la campagna. Oggi quel contesto non soltanto è alterato, ma appare degradato e non solo per l'abbandono di questo luogo. Lì vicino da anni opera una compagnia teatrale che alcuni anni fa si è anche fatta promotrice di interventi di recupero e di valorizzazione di quel territorio, che presenta anche una importante Lama, poco distante.
In seguito quello stesso luogo è stato oggetto di interventi urbanistici di grande rilievo con la realizzazione di un asse viario della città. Ora in quella zona ci sono i lavori per la nuova sistemazione di una tratta ferroviaria.
Cantieri: un territorio in continua trasformazione, un paesaggio segnato pesantemente dalle nuove esigenze di un'area metropolitana che sembra fagocitare ogni cosa, che inghiotte il proprio passato lontano, che non si cura delle aree che le sono a ridosso, degradate da terre rurali a semplice periferia.

Secondo: i ladri di rame. Qualche mese fa rimase bloccata un'intera tratta ferroviaria nazionale tra Puglia e Molise perchè ladri di rame avevano staccato cavi elettrici. Luoghi dove si assiste a questi roghi sono pelorpiù case di campagna, chiesette e cappelle isolate, ipogei. Nella sola area di Bari periodicamente ne sono stati colpiti ipogei come quello di Madia Diana, in territorio di Modugno, S. Angelo a Ceglie del Campo e tanti altri. Le tristi testimonianze sono le fuliggini che spesso campeggiano sui muri di pietra, anneriti. Sembra un traffico dettato più dalla disperazione che da lauti guadagni.

Terzo le politiche culturali. Si sa che la politiche e le buone pratiche, malgrado tanta buona volontà dei più, spesso non vadano d'accordo. Perchè i “dissennati divorzi” di cui parla Salvatore Settis (in Paesaggio Costituzione e Cemento, Einaudi 2010) hanno diviso le competenze ed anche le responsabilità: Soprintendenze, Comuni, Assessorati alla Cultura, all'Ambiente, ma anche chi si occupa di sicurezza, di welfare, di infrastrutture. Un paese nel quale i disagi dei suoi cittadini fossero ridotti, probabilmente eviterebbe un degrado che, prima di ogni altra cosa, è un degrado umano e poi ricade sui beni comuni. E' un concetto, questo, che è anche un valore, pari a quello che oggi, ma anche ieri e certamente domani verrà bruciato.

Quarto i cittadini. Per S. Giorgio Martire un buon numero di Associazioni locali, di concerto con la Soprintendenza, e con a capo il FAI si erano non molto tempo fa mobilitati per salvare la chiesetta dall'abbandono, sicuramente non voluto da proprietari che tuttavia non avevano disponibilità, anche economiche per un recupero. Non si è fatto in tempo a salvarla dal rogo, ma si può far sempre in tempo a non cancellare del tutto questa testimonianza del passato di una città. E' bene, tuttavia, sapere che le Associazioni, da sole non bastano, occorrono politiche comuni, occorrono progetti, non soltanto per il recupero di S. Giorgio, così come di tantissimi altri beni, ma soprattutto per farli tornare a vivere. La cultura di un popolo di vede da ciò che produce e S. Giorgio in questo periodo traduce ciò che una città sta producendo da ormai tanti anni, roghi incendi, nei quali disciogliere tutta la propria tradizione culturale.

S. Giorgio Martire può sicuramente tornare a vivere, di certo non le fa agio un paesaggio ormai mutato, che la identifica come un bene decontestualizzato, ma in quel paesaggio insistono luoghi come un teatro che ancora e coraggiosamente fa cultura ed occorre credere che insieme all'impegno dei cittadini, delle Associazioni, del buon senso e della cultura tutto ciò possa costituire un serbatoio d'acqua in grado di spegnere qualsiasi incendio....


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