Segnalazione aprile 2013 - Puglia In-Difesa

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Segnalazione aprile 2013

L’insediamento rupestre detto il “Bunker” (Quartiere Stanic – Bari)
Marco Petruzzelli e Sergio Chiaffarata.

Nel 2012, Nicola De Toma, guida ed esperto del territorio di Bari, ci segnalò la presenza di un grande ipogeo sul fianco est di lama Lamasinata. Dopo qualche giorno fu fatto un primo sopralluogo per comprendere in quale stato di conservazione si trovasse, per una successiva realizzazione del rilievo e per una corretta lettura dell’insediamento rupestre.
Nel 2013 è stata realizzata una seconda visita finalizzata alla raccolta dei dati e delle informazioni per avviare uno studio completo da inserire nel Catasto delle cavità carsiche ed artificiali della Regione Puglia, dal gruppo speleologico Vespertilio (http://www.vespertilio.it/) e dagli scriventi.
Al termine di questo lavoro, il materiale sarà messo a disposizione delle Sopraintendenze e del comune di Bari per un eventuale inserimento dell’insediamento rupestre detto il “Bunker” fra i beni architettonici-archeologici da difendere presenti nel territorio di Bari.

Dopo un breve percorso lungo il muro di cinta della Stanic, nascosto da un lato da alberi e vegetazione e dall’altro dall’argine di contenimento, realizzato lungo il fianco della lama durante la riforma del piano regolatore degli anni sessanta, si vede il banco di roccia calcarenitica interrotto dalla costruzione in cemento di un bunker della seconda guerra mondiale.
Una volta entrati nel bunker, si accede al lato sud dell’insediamento rupestre.
I primi ambienti rupestri che si incontrano sono stati rimaneggiati come locali di servizio per i militari addetti al presidio e alla difesa. Da uno di questi vani si sviluppa un lungo corridoio, che collega la zona sud al lato nord.
Le pareti del corridoio a forma di campana in questa prima sezione, sono ricoperte di cemento e intonacate con uno scialbo. A metà il cunicolo cambia forma e le pareti tornano in roccia, sul lato destro vi è una grande cisterna intonacata, e sul lato sinistro si notano alcuni accessi oggi ostruiti.
Superata la cisterna, il corridoio diventa più ampio a tetto triangolare e sezione romboidale, da qui  si accede nel vero e proprio trappeto ipogeo.
I locali del trappeto ipogeo, tutti in comunicazione fra loro, sono, in successione, una stalla, un grande laboratorio di cui è ancora ben visibile la base della macina o della pressa, altri piccoli vani destinati al lavoro agricolo, infine un grande ambiente risolto con volta a botte.
Gli accessi originari e gli sfiatatoi sono parzialmente o totalmente ostruiti.  
La zona a nord di Bari presenta una copertura calcarenitica, variabile dallo spessore di 50 cm fino a 5 metri, che, adattandosi alla morfologia dei calcari compatti mesozoici sottostanti, la ricopre quasi uniformemente.
Dalla Carta Geologica di Puglia, Foglio 438 Bari, 1:50000 edizione del 2011, lo spessore della calcarenite nella zona di riferimento è intorno a 4 metri. Questa è compatibile sia con l'altezza media degli ambienti scavati, sia, come accade spesso nella zona di Bari, l'ipogeo è stato scavato a contatto delle 2 formazioni rocciose. Tale modus agendi permetteva di avere un substrato compatto come superficie calpestabile, ma qualcosa di tenero e facile da scavare per costituire le pareti dell’ipogeo.
L'insediamento rupestre non sembra interessato da frane e da fratture, tranne nelle parti volontariamente fatte crollare per la costruzione delle opere cementizie.
Altro elemento geomorfologico che si nota, è che è stato soggetto nelle sue parti più profonde come nella cisterna e nella zona del frantoio ad allagamenti abbastanza recenti. Sono evidenti sul fondo di tali strutture segni di essiccamento e tracce di incrostazioni lungo le pareti, fenomeni che si devono essere verificati in occasione dei periodici alluvioni che hanno causato anche problemi strutturali ai ponti e alle altre infrastrutture che si affacciano sulla lama.



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