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S. Pietro Pago

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S. Pietro Pago: dalla storia alla discarica.
di Maurizio Triggiani

Un tempo questi luoghi al confine tra il territorio di Bitonto e quello di Giovinazzo dovevano costituire un piccolo patrimonio naturale.
Addirittura i più antichi documenti ne parlavano come di un pagus di età tardo antica e medievale sul quale sorsero tra XI e XII secolo alcuni insediamenti come Torre S. Eustachio, S. Basilio, S. Pietro. Il pagus a cui si faceva riferimento era probabilmente il più ampio insediamento di Padule.
Un’area ricca non soltanto dal punto di vista agricolo e pastorale, ma anche per le buone possibilità di estrazione della pietra calcarea, tanto da costituire un’ideale riserva di cave che dal XVIII secolo in poi hanno caratterizzato e, a loro modo condizionato, il territorio.
Dall’enorme lavoro di scavo era affiorato un paesaggio ancora più suggestivo nel quale gli antichi siti medievali apparivano come testimoni silenziosi di una metamorfosi sicuramente sconvolgente, ma comunque in grado di non alterare i contesti originari.
Infatti a S. Pietro Pago i primi insediamenti monastici benedettini avevano puntato proprio sulle possibilità dei luoghi ricchi di vegetazione e di risorse d’acqua e piscine. Un patrimonio che nel XIV secolo passò attraverso le possessioni dei Padri Olivetani prima di subire nel corso del ‘500 importanti devastazioni ed essere abbandonato agli inizi del ‘600.
Tuttavia, nonostante i documenti parlino di catastrofi, devastazioni, i monumenti da Torre S. Eustachio a S. Basilio e la stessa S. Pietro Pago rimasero in piedi e, nel nostro caso, sul finire dell’800 l’antico insediamento medievale venne ristrutturato e vi si costruì sopra una dimora signorile destinata proprio allo sfruttamento del territorio e delle sue potenzialità agricole.
Fu Domenico Facciolla nel 1880 a costruire una ‘casina’ rurale sopra le vestigia della più antica chiesa di S. Pietro, così come recita un’iscrizione posta sull’architrave di accesso alla struttura massariale più moderna che di fatto sovrasta i ruderi del più antico insediamento. Di quest’ultimo non rimaneva altro che il prospetto absidale i muri nord e sud parzialmente crollati ed una struttura ad ovest abbastanza singolare. Difatti nei rilievi successivamente realizzati si è sempre rappresentata questa chiesetta come un organismo monocellulare anticipato da un aggetto ad occidente, forse da identificarsi come un portico esterno se non addirittura come una torretta addossata alla facciata. Purtroppo queste non possono che essere ipotesi difficili da approfondire dal momento che l’intero organismo architettonico si presenta come un rudere ormai non più visitabile nella sua parte inferiore e più antica a causa dei crolli successivi.
Purtroppo tutte queste suggestioni del passato, anche se spesso testimonianze sempre meno evidenti dell’architettura e della cultura, rischiano non soltanto di essere cancellate, ma di finire in una ‘discarica’, emblematica immagine del rispetto che si possa oggi nutrire di ciò che costituisce la nostra stessa cultura.
Infatti da circa sei anni a ridosso dell’area sulla quale sorge S. Pietro Pago, poco distante dalle stesse cave storiche, un importante lotto di terreno è stato concesso per la realizzazione di una discarica. Alle prime concessioni regionali del 2009 hanno fatto seguito proteste, interruzioni delle attività, ripresa delle stesse ed ampliamenti della discarica. Oggi una collina di riversamenti domina il più antico paesaggio, modificando in modo perentorio il territorio non soltanto da un punto di vista esteriore. La discarica propone rifiuti di ogni genere e la preoccupazione che i sistemi di drenaggio possano non contenere in modo conveniente il percolato costituisce un motivo di grande preoccupazione.
Una preoccupazione che, andando a visitare quei luoghi, si trasforma in una sorta di rabbiosa malinconia per come le testimonianze del passato possano sopportare i mutamenti della società e verrebbe anche da dire della ‘cultura’, per quanto la nostra società oggi come oggi possa davvero identificarsi non più come la società dei consumi, bensì come quella dei rifiuti.

Per riferimenti bibliografici su S. Pietro Pago:
M. Triggiani, Insediamenti rurali nel territorio a nord di Bari, Bari 2008

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