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S. Nicola di Casole - Otranto

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S. Nicola di Casole - Otranto. Un piccolo tesoro abbandonato

MAURIZIO TRIGGIANI

S. Nicola di Casole, a pochi chilometri a sud di Otranto, costituisce una delle testimonianze più intriganti del medioevo pugliese. Vero snodo della tradizione greca basiliana venuta a contatto con le politiche militari dei normanni, questa fondazione si è guadagnata il titolo di una piccola Cluny in terra di Puglia grazie soprattutto alla produzione letteraria e codicologica.
Le sue origini dovrebbero appartenere agli impianti altomedievali italo greci dei quali non rimarrebbe alcuna traccia, mentre per il sito fondato  tra il 1098 ed il 1099 da Boemondo d'Altavilla rimangono importanti attestazioni nelle fonti ed anche in alcuni ruderi ancora (benché molto pericolanti) visibili.Di certo la costruzione di questa fondazione appartiene alla politica dei Normanni di ricondurre ad un cattolicesimo latino queste regioni da sempre legate al culto greco. E così la stessa architettura di Casole, come quella di S. Maria di Cerrate rivelano un carattere omogeneo con l'architettura, latina, del romanico pugliese adottando schemi che " né nelle parti esterne, né tantomeno in quelle interno ne svelino la grecità" (Falla Castelfranchi) Tuttavia nelle testimonianze relative all'organizzazione monastica il carattere greco di tale insediamento è ben evidente. La presenza di un typikòn, ossia di una regola monastica e liturgica, per Casole è attestata dall'esistenza di un manoscritto conservato nel Codice Torinese C111.17 e testimonia quella che doveva essere la vita religiosa ed intellettuale di questa fondazione otrantina. Fondazione che nel corso del XII e XIII secolo conobbe una grande fioritura artistica e letteraria con la presenza di un circolo poetico capeggiato dall'Abate Nicola Nettario (1155-1160) e seguito in età federiciana da Giovanni Grasso, protonotario e maestro imperiale tra il 1219 ed il 1236, suo figlio Nicola d'Otranto ed infine Giorgio da Gallipoli.
Tale effervescenza letteraria e culturale fu possibile grazie al ruolo che questa abbazia ebbe in questo periodo. Una sorta di scuola aperta, con una importantissima biblioteca ed un centro culturale di grande rilievo. Infatti lo stesso monaco Pantaleone, che nel 1165 realizzò il mosaico di Otranto, era di Casole.
Tale ricchezza che ha portato molti studiosi a considerare la fondazione di Casole come una delle più importanti abbazie pugliesi e centro culturale (citiamo Falla Castelfranchi, Hubert Houben, F. Cezzi,J.M. Martin, P. Corsi,  V. von Falkenhausen, A. Pepe G. cavallo, M. Gigante ed i più recenti P. Arthur, C. Daquino) non ha potuto impedire il declino di questo sito. Già distrutto nel 1480 dall'attacco dei Turchi alla città di Otranto, l'abbazia perse gran parte della sua prestigiosa biblioteca e benché la sua chiesa fosse stata ricostruita nel 1538 le vicende portarono pian piano alla sua scomparsa.
Quello che oggi ancora appare della più antica fondazione medievale sono alcuni ruderi che fanno parte di una moderna masseria di proprietà privata. Ruderi  di arcate, pilastri, capitelli e tratti murari che attesterebbero un complesso di fabbriche articolato e realizzato secondo i canoni della più ricca tradizione duecentesca  e cistercense giacciono in condizioni sempre più precarie. Interventi di restauro sarebbero oltremodo auspicabili, ma soprattutto ciò che sconcerta è il fatto che i ruderi di S. Nicola di Casole non siano ancora vincolati dalla soprintendenza e lo stesso accesso a questa fondazione passa attraverso la buona volontà e disponibilità dei suoi proprietari.
Inutile dire che il destino di questa fondazione sarebbe segnato se al più presto  non si provveda a salvaguardare e consolidare quanto il tempo, la storia, le distruzioni e, in questo caso, l'ignoranza, hanno parzialmente ancora lasciato sopravvivere.

Le fotografie sono di Luisa Derosa

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