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s. marco a Bitetto

Il casale di S. Marco in agro di Bitetto
di Maurizio Triggiani e Sergio Chiaffarata



Il casale di S. Marco, oggi in agro di Bitetto, è situato all’incrocio delle strade che collegano Modugno con Sannicandro e Bitetto con Bitritto. In questo quadrilatero, attraversato dalla lama Lamasinata, è, ancora oggi possibile rintracciare numerose testimonianze del paesaggio rurale pugliese.
Lungo queste strade si incontrano numerose architetture a secco: casedde e palmenti, costituiti da due o tre ambienti, realizzati con pietra locale, che ci raccontano la storia delle comunità, la cui economia fino al secolo scorso era basata sulle attività agricola.  

San Marco costituisce uno degli episodi più interessanti della storia rurale altomedievale pugliese. La chiesetta probabilmente fu edificata per volontà di una comunità dalmata che aveva trovato nel territorio di Bitetto un luogo ospitale, come riportano Paulillo Tarsia, poi ripreso dallo storico medievista Cosimo Damiano Fonseca.

Le notizie sul  casale sono poche, tuttavia riportano la presenza di questa chiesa e del casale a partire dal 845, quando in questo luogo pare trovassero rifugio i baresi in fuga dal saraceno Saba. Già questo è un riferimento piuttosto contraddittorio dal momento che il nome di Saba appare poco credibile in riferimento ad un attacco alla città di Bari e alcuni studiosi come Vito Ricci ipotizzano possa trattarsi di Hablaah, anche se rimane il dubbio che il riferimento all'anno 845 possa essere spostato più avanti e quindi riferire tutto a Sawdan. La stessa notizia riferisce anche che la chiesetta di S. Marco fosse dotata di due cupole. Di quanto possa rimanere della primitiva costruzione non è dato sapere dal momento che un'altra notizia riporta che l'edificio e, presumibilmente il casale, venne devastato e distrutto nel 950 dalle truppe dell'imperatore Ludovico II. Eppure alcuni secoli più tardi, tra il 1693 ed il 1778, il canonico Iacovielli vide una chiesa che presentava ancora due cupole.

Il casale dunque ha avuto una lunga frequentazione dalle prime attestazioni (IX-X secolo) sino almeno al XVIII secolo, con ulteriori informazioni raccolte nel Codice Diplomatico Pugliese che fanno riferimento al 1331. Dall'800 in poi la chiesa viene definita 'diruta'. Per la verità potrebbe esserci un dubbio anche sulle attuali rovine della chiesa di S. Marco che secondo Rosa Antonacci de Marco non ricadrebbero nei resti della chiesetta oggi ancora visibile ed anche Pina Belli D'Elia nel volume monografico sulla Cattedrale di Bitetto avanza dubbi sulla reale esistenza di una chiesetta addirittura a due navate e due cupole.

Oggi, l'edificio superstite e identificato come S. Marco si presenta come una struttura in abbandono senza più coperture significative, del quale è leggibile una semplice facciata a capanna, impreziosita da due aperture lunate e probabilmente annunciata da un portico antistante del quale non è rimasta più traccia, ma soltanto alcuni caratteri murari che ne suggeriscono l'impostazione. E' probabile che ciò che oggi vediamo sia anche il frutto di interventi successivi, soprattutto per quanto riguarda la parte absidale che appare completamente alterata e poco leggibile. Affiancate alla chiesetta altre strutture, sicuramente successive al periodo medievale, e destinate alle attività rurali che dovevano caratterizzare il casale.
Proprio del casale è oggi difficile avere un'idea precisa, tutto il territorio circostante risulta essere stato alterato e probabilmente diviso nelle differenti proprietà anche attuali, anche se la vegetazione circostante, prevalentemente composta di ulivi e caratterizzata dalla presenza di alcuni pini proprio vicino alla chiesetta farebbe ipotizzare un utilizzazione massariale dell'insediamento in Età Moderna.

Purtroppo l'interesse verso questo piccolo, ma prezioso, gioiellino sopravvissuto nelle campagne di Bitetto è davvero limitata anche da parte degli studiosi, soltanto Rosa Antonacci De Marco nel 2006 gli ha dedicato qualche pagina nella rivista locale 'Bitetto Notizie' e riferimenti nei suoi studi locali.

Ciò che appare evidente non è soltanto lo stato di conservazione attuale della chiesetta, ma anche la lacunosa documentazione storica e toponomastica che dovrebbe suggerire ulteriori approfondimenti.


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