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BENI CULTURALI
CHIESE, TORRI E ABBAZIE A RISCHIO CROLLO LA PUGLIA DIMENTICATA: I TESORI DA SALVARE
Oltre 11mila i siti di interesse culturale disseminati nella regione: numerose le situazioni limite per alcuni beni che, senza alcun vincolo di tutela dello Stato, sono in pericolo
di ANTONIO DI GIACOMO
NON ha certo avuto l'eco mediatica del caso Pompei. Eppure, fatte le dovute proporzioni, il crollo nelle settimane scorse della taverna dei teutonici nell'abbazia di San Leonardo, a Siponto, ha drammaticamente riacceso i riflettori su una Puglia indifesa. Ovvero su un patrimonio disseminato sul territorio che, secondo le rilevazioni alla base della Carta dei beni culturali, conta, città escluse, qualcosa come undicimila siti di interesse culturale. E qui si parla di luoghi spesso nemmeno sottoposti a vincoli o, comunque, vincolati sulla carta e condannati invece a una fine certa nella realtà.
Ne sa qualcosa l'archeologo Giuliano Volpe, rettore dell'Università di Foggia: "Mi viene da pensare, prima di tutto, al caso di Montecorvino, lì dove restano le tracce di una città di fondazione bizantina e miracolosamente, sebbene crollata per metà, si svetta una torre alta trenta metri. L'intera area è ancora di proprietà privata e, pur essendo sottoposta a rischio di definitiva distruzione, non è propriamente vincolata. Ma lo stesso sito di Castel Fiorentino pur essendo passato alla storia come il luogo in cui morì Federico II versa in stato di completo abbandono e, nonostante sia stato oggetto di campagne di scavo, non ha nulla che possa renderlo riconoscibile come area archeologica protetta".
I TESORI IN CAPITANATA
Due esempi che, premette Volpe, non rappresentano che la punta di un iceberg. "La lista potrebbe continuare all'infinito se pensiamo -
A fronte di uno scenario disarmante un'inversione di rotta, assicura Volpe, potrebbe giungere dal piano paesaggistico regionale. "Se ne attende ora l'approvazione del ministero per i Beni culturali perché -
La conoscenza della localizzazione e del valore di un sito d'interesse culturale è del resto il primo presupposto, rivendica lo storico dell'arte Maurizio Triggiani, "perché non si ripeta quello che accadde nel 2002 a Bitonto quando, durante i lavori per l'ampliamento di una strada comunale, venne abbattuta la chiesetta di Sant'Aneta, risalente al XII secolo". Un'area, quella del Barese, che Triggiani conosce bene, in qualità di autore, per i tipi di Edipuglia, del volume Insediamenti rurali nel territorio a Nord di Bari dalla tarda antichità al Medioevo, libro che, precisa lo stesso sottotitolo, propone un repertorio dei siti e delle emergenze architettoniche. "E la stessa città di Bari -
E presto i beni culturali da proteggere troveranno rifugio sul Web. "Con un sito intitolato proprio "Puglia In-
da Repubblica 02 febbraio 2011
LA STORIA TRADITA
di ANTONIO DI GIACOMO
LA STORIA tradita. Esiste, in Puglia, una geografia dei luoghi rinnegati, ovvero quei siti d' interesse storico e architettonico che, sebbene recuperati, risultano oggi irrimediabilmente stravolti. "Luoghi traditi perché reinterpretati erroneamente" denuncia Giuseppe Losapio del Centro studi normannosvevi di Bari: "È il caso di decine di masserie o casali, anche di età medievale, trasformati, nella maggior parte dei casi, in sale di ricevimento. Operazioni che se per un verso portano sì al recupero del bene finiscono per stravolgerlo, creando degli autentici non luoghi per dirla con Marc Augé". E non mancano gli esempi proprio a pochi passi da Bari, suggerisce Losapio: il casale San Nicola a Bisceglie, sede oggi dell' omonimo resort e sala ricevimenti, e la chiesa di Sant' Antonio e l' omonimo fortino a Trani, dove ha sede il ristorante Le lampare al fortino. "Del casale San Nicola -
da Repubblica del 23 febbraio 2011
LA STORIA A RISCHIO
di Antonio di Giacomo
Notizie dagli scavi? "Hai una domanda di riserva?" ironizza, non senza una vena d'amarezza, l'archeologo Giuliano Volpe, rettore dell'Università di Foggia. "Il mio maestro Joseph Mertens, docente di Archeologia all'Ateneo di Lovanio e -
"Nella nostra regione i siti archeologici attrezzati come parchi -
Ma c'è di peggio, assicura Volpe: "A Mattinata la villa romana di Agnuli, scavata parzialmente fra gli anni '70 e '80, e posta a pochi metri dal porto turistico della città, versa in totale stato di abbandono, ignorata da tutti. La stessa sorte toccata a un'altra villa romana, quella di Santa Maria di Merino a Vieste, che, venuta a galla negli anni '50, è stata dimenticata, pur trovandosi in un'area ad alta densità turistica".
E non va meglio a Bari, secondo quel che riferisce Maurizio Triggiani, storico dell'arte e coordinatore del sito www.pugliaindifesa.org :"Nel 2009, in strada Russo Frattasi, durante i lavori di emergenza per la riparazione di una conduttura sono state rinvenute delle strutture murarie riferibili a una torre di età medievale. Questo sito dovrebbe rientrare in un'area, conosciuta come Cillaro, appartenete a un insediamento di origine romana. Ebbene, terminati i lavori, la torre è stata nuovamente sepolta: una sorte comune a Bari e non solo. Ancora pochi anni fa, in pieno centro, in Corso Vittorio Emanuele, sempre durante dei lavori, vennero rinvenute le strutture che, appartenenti alla cinta muraria edificata fra il Medioevo e il Rinascimento, costituivano la difesa fortificata del borgo antico. Sepolte anche quelle per far posto ai gazebo della movida. Un'altra occasione sprecata: invece di coprirle si sarebbe potuto valorizzarle, rendendo visibile il passato della città".
Un'emergenza, poi lo stesso caso di Egnazia al punto da spingere Alessandra Mottola Molfino, presidente di Italia Nostra, a rivolgere un appello a Giancarlo Galan, ministro per i Beni culturali, perchè assicuri "un suo risolutivo intervento per evitare all'area archeologica di Egnazia (sottoposta a tutela) l'onta di divenire un parcheggio e una spiaggia tempestata di sedie a sdraio e ombrelloni. Nella stessa zona Pennagrande, a ridosso dell'insenatura che costituiva l'antico porto di Egnazia, segnata dal muraglione che determinava l'estremo limite della città antica, i recenti scavi hanno rivelato pagine inedite. Peccato che sulla zona, sottoposta a vincolo di tutela, c'è il rischio che sorga uno stabilimento balneare. Da più anni, da un lato nelle aule del tribunale amministrativo, dall'altro con gli scavi d'urgenza, si sta cercando di difendere una delle scoperte più importanti dell'intera Italia meridionale. Ora ci si chiede, cosa si aspetta a realizzare, attraverso il piano di esproprio, il parco archeologico? Rimane solo da sperare che questo patrimonio non venga irrimediabilmente perso, inghiottito dal macchinario fabbrica soldi del turismo estivo di massa".
Non meno a rischio, lamenta l'archeologa Daniela Lentini, il vasto sito rinvenuto a Castellaneta, "in località Le Grotte, dove in seguito ai lavori per il gasdotto condotti dalla Snam e cominciati un anno fa, sono venute alla luce tracce di strutture risalenti a varie epoche storiche, dall'età del Bronzo a quella romana. Data l'importanza del sito che stava emergendo, la Soprintendenza archeologica ha deciso di allargare lo scavo per poter analizzare l'importanza dell'intera area che stava affiorando. Lo scavo è andato avanti per tutto l'anno, facendo sì che preziose testimonianze venissero a galla, ma ora il sito rischia di essere ricoperto perchè mancano i fondi per poter continuare. Abbiamo tempo fino a ottobre per raccogliere l'aiuto di istituzioni, enti locali e privati. E' l'intera Castellaneta a chiederlo". L'alternativa sarebbe seppellire un'altra pagina di storia.
la Repubblica Bari, 3 luglio 2011