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Lo stato di abbandono del Palazzo Vescovile: l’ingresso murato, la muta fontanella e la rigogliosa vegetazione  infestante il muro su  via del Rovescio (Foto di T. Magrino)

 

Una moneta seicentesca
dal Palazzo Vescovile di Bitetto

di Paolo Lopane

         Nel giugno del 1983, in occasione dei lavori di ristrutturazione dell’ex Palazzo Vescovile di Bitetto e, più precisamente, durante un saggio di scavo nel vano a piano terra prospiciente Piazza del Popolo, l’allora direttore dei lavori, l’ing. Vincenzo Frascolla, rinvenne un’antica moneta che, prontamente consegnata alla Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici della Puglia, presentava su una delle facce una croce centrale inquartata con quattro piccole croci inserite nei bracci e, sull’altra, un’effige con monogramma MC. La moneta, come si legge nel verbale di consegna e confermò in séguito il Frascolla in un articolo pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 19 luglio 1985, era stata trovata su una risega di fondazione, e bene ipotizzò l’ingegnere che «probabilmente» era stata lì collocata «a testimoniare la datazione delle fondazioni». Quando, infatti, nella primavera del 2010 ho rintracciato il reperto per poterne individuare la provenienza e la data di coniazione, la riproduzione digitale consegnatami dopo una lunga ricerca dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Puglia di Bari ha consentito di identificare la moneta come un grano di re Filippo IV di Spagna (1621-1665), coniato fra il 1622 e il 1624, allorché zecchiere del Regno era Michele Cavo.


Detta moneta, dunque, ci riporta agli anni in cui mons. Michele Messerotti († 1630), stando alla Cronologia de’ vescovi bitettesi composta dal canonico Riccardo Iacovielli († 1778), decideva di «riparare le rovine imminenti del suo Vescovil Palazzo, minacciato dagli oltraggi del tempo». Come scrisse, infatti, lo storiografo bitettese, il bolognese Messerotti, già Generale dell’Ordine Francescano assurto alla cattedra episcopale di Bitetto nel 1624, non solo evitò «la temuta rovina», ma vi «fè edificare un Nobil quarto soprano composto di molte stanze»: «a fundamentis erexit», si legge nell’iscrizione riportata, «A. D. MDCXXV» (1). La moneta, dunque, secondo una diffusa consuetudine, era servita a datare l’inizio dei lavori voluti dall’energico presule che tanto si era speso per la ristrutturazione e l’abbellimento del convento in cui era vissuto Fra’ Giacomo da Varingez.
Quanto alla croce cantonata da quattro crocette – la cosiddetta ‘croce di Gerusalemme’, emblema di re Giovanni di Brienne (1210-1225) e poi campeggiante su diverse monete fatte coniare da Carlo I d’Angiò (1266-1285) e dai suoi successori (2) –, era stata adottata da Filippo IV perché, come i suoi predecessori, il sovrano spagnolo recava il titolo di Re di Sicilia e di Gerusalemme. Molto simile, ad esempio, fu una moneta coniata sotto Filippo II e datata 1577 che, recante sul verso la testa barbata del re con la scritta «in hoc signo vinces», riportava sul recto la croce di Gerusalemme.
Colgo, al riguardo, l’occasione per sollecitare le amministrazioni cittadine a porre rimedio al degrado e allo stato di abbandono in cui versa l’ex Palazzo Vescovile, considerato «di importante interesse storico-artistico» e inserito, come tale, negli elenchi descrittivi degli edifici di particolare interesse storico-artistico del Comune di Bitetto nel 1981. Come ha osservato Lino Fazio richiamando gli Atti della Commissione Franceschini pubblicati a Roma nel 1967, è fondamentale «maturare collettivamente la consapevolezza» che il borgo antico, «come ogni altra testimonianza archeologica, artistica o paesistica è ‘patrimonio dell’umanità di cui ogni possessore singolo, ogni paese, ogni generazione debbono considerarsi soltanto depositari e quindi responsabili  di fronte alla società, a tutto il mondo civile e alle generazioni future’» (3).

Note
1- R. Iacovielli, Cronologia de’ vescovi bitettesi, edizione manoscritta a cura di P. Giuseppe Maria dei PP. RR., 1835, Tomo I, Parte II, pp. 76-77, Biblioteca Comunale di Bitetto.
2- Carlo I d’Angiò aveva acquistato i diritti sul Regno di Gerusalemme da Maria principessa di Antiochia († 1274), figlia di Boemondo VI e di Isabella (o Sibilla) d’Armenia.
3-  L. Fazio, Bitetto nel Medioevo. Profilo storico-urbanistico di un borgo rurale di Puglia, A cura dell’Arco, Bitetto 1997, p. 208.

   

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