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Organo di Volturara

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L'organo restaurato della Cattedrale di Volturara
di D. Donato D’Amico

Nel cuore del Subappennino Dauno, fra le mura dell’antichissima cattedrale romanica di Volturara Appula, dopo lunghissimi anni di silenzio, finalmente, dopo un accurato restauro, il 22 dicembre p.v. è tornata a squillare armoniosa la voce dell’organo a canne fatto costruire nel 1710 per volontà del Cardinal Vincenzo Maria Orsini, in quegli anni Visitatore Apostolico di quella diocesi e futuro papa Benedetto XIII.
La Chiesa madre e maestra di vita, guida sicura per l’orientamento nel senso cristiano dell’esistenza umana ha sempre provveduto affinchè l’arte e la bellezza potessero garantire il decoro e la solennità per la lode di Dio. E proprio in quanto madre ha sempre fatto in modo che anche i suoi figli più poveri potessero gratuitamente fruire della bellezza delle opere d’arte nonché della musica, realtà alle quali avrebbero altrimenti avuto accesso soltanto pochi fortunati.
Potrebbe forse essere questo il senso di fondo di un recupero dal silenzio per uno strumento barocco nel contesto della nostra società attuale nella quale realtà quali la musica pervadono in modo talvolta ossessivo ogni angolo del vissuto quotidiano. Ancor più se si pensa al piccolo contesto per il quale l’organo è stato ripristinato, una comunità che conta appena 500 abitanti, l’impresa affrontata potrebbe sembrare sconsiderata. Eppure sono proprio questi piccoli centri che hanno bisogno di forti segni di speranza, di vitalità e di possibilità che aprono le porte ad un futuro degno di essere affrontato con la volontà di chi si impegna a costruire piuttosto che a distruggere, a fare i conti con certi valori piuttosto che con i numeri. Difatti, senza il generoso contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia, sempre sensibile a temi di recupero e valorizzazione del patrimonio artistico, lo strumento, pur da tutti riconosciuto nella sua pregevole fattura non avrebbe avuto il suo restauro con le sole forze della comunità locale.
L’organo si presentava ormai deperito dal logorio del tempo e dalla sopraggiunta inefficienza per mancanza di continua manutenzione. Oggi ritorna finalmente ad arricchire lo splendore delle celebrazioni con il suo suono sobrio ed elegante. Nella sua imponente presenza sulla controfacciata della cattedrale la cassa armonica è costituita in ordine architettonico con cinque campate simmetriche di canne di facciata, che nascondono il complesso meccanismo che anima le 500 canne; il tutto è sormontato da un cartiglio recante la data di costruzione, 1710. La cassa appariva a colpo d’occhio in notevole discordanza cromatica con la cantoria lignea per essere stata grossolanamente ridipinta a calce bianca, mentre alcuni elementi ornamentali presentavano una colorazione in rosso amaranto, al fine di creare un minimo di movimento decorativo.
Il restauro della parte lignea, meticolosamente curato dalla ditta LA.R.A. di Pietramontecorvino ha riportato alla luce l’originaria armonia cromatica, la quale si ripresenta con una sorprendente gamma di sfumature ben combinate che dalle laccature pastellate in verde acqua marina passano al rosato aragosta insieme a velature di olio di lino su legno con un effetto straordinariamente raffinato. Sulla base interna del vano che racchiude le canne di metallo è stata rinvenuta la firma autografa dell’organaro napoletano Nicolaus de Rossi.
La parte fonica è stata restaurata in modo capillare ed appassionato dalla ditta Giovanni Rega di Bari. Il suo schema, distribuito in 11 registri, ricalca fedelmente la tradizione organara napoletana ed è azionato attraverso catenacciature in ferro forgiato, forcelle lignee e spade metalliche di magistrale esecuzione. Sorprende per l’originalità se si pensa alla severità della musica sacra, la presenza di alcuni effetti speciali, probabilmente aggiunti all’epoca di un precedente e significativo restauro avvenuto nel 1855: controbassi, tremulo, tromba, tamburo, uccelliere, campanellini, piatti. Essi vanno certamente letti come espedienti utilizzati nei momenti significativi e nelle particolari celebrazioni quali il Natale o la Pasqua, per creare la suggestione della meraviglia nei fedeli ed aiutarli a vivere a pieno, anche attraverso il suono, il clima della ricorrenza liturgica.


Trecento anni or sono l’azione pastorale del Card. Orsini per la diocesi di Benevento e le sue suffraganee, fino allo sbocco sul mare con quella sipontina si presentava, così come viene unanimamente riconosciuta dagli storici, come il primo consistente sforzo per queste regioni del Meridione a far penetrare nella realtà del vissuto quotidiano i dettami del Concilio di Trento, particolarmente attraverso la cura e il decoro dei luoghi sacri.
Oggi, riconsegnare materialmente ad una comunità attraverso il restauro di un’organo il segno espressivo della fede dei propri padri, che diffusamente si è manifestata nella committenza di opere di alto valore artistico, significa ridonare ad un popolo la forte sensazione di continuità nella vivente tradizione del messaggio evangelico. Ancor più incisivo, allora deve apparire l’affidamento nella responsabilità  di un patrimonio di arte e di fede che deve essere riconsegnato alle future generazioni con un necessario arricchimento di senso e di valori spirituali vissuti.


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