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Necropoli a Locorotondo

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Una necropoli sul tracciato della Circonvallazione di Locorotondo

MARIO GIANFRATE

  Sulle ragioni che hanno indotto la Giunta attuale di Locorotondo, subito dopo il suo insediamento, a modificare il tracciato della Circonvallazione - per la quale la precedente maggioranza aveva ottenuto i finanziamenti regionali - occorre fare chiarezza per comprendere fino in fondo le motivazioni alla base di una scelta che, come tutti sapevano e come più volte ho sostenuto, si è rivelata infelice, confermando le perplessità avanzate da più parti.
  Intanto - ma questa è materia di cui dovrebbe occuparsi la Magistratura - va accertato il perché della individuazione di un percorso alternativo insensato e scellerato che procede in direzione opposta alla ubicazione della zona industriale, il cui raccordo avrebbe dovuto essere obiettivo primario di un progetto di circonvallazione. Non solo: si è scelto, anche, un tragitto più impattante dal punto di vista paesaggistico - esso attraversa la Valle d'Itria per la quale, poi, ironicamente si è chiesto il riconoscimento quale patrimonio dell'Umanità - ma, soprattutto, si è devastata la zona archeologica, sulla cui ricchezza - e questo è strano - ad avere dubbi è stata proprio, per non dire addirittura, la Soprintendenza ai Beni Archeologici, clamorosamente smentita dai ritrovamenti venuti alla luce nel corso degli scavi.
  Si parla, infatti, del rinvenimento di una necropoli di oltre 40 sepolture, corredi funerari databili al IV-III secolo a.C., resti di strutture e altri reperti riferibili a periodi storici diversi.
  Ora, considerato che i lavori sono in una fase avanzata e che non è più possibile tornare indietro - solo la necessità di effettuare gli scavi a posteriori è costato, più o meno, 150.000 euro di denaro pubblico - sarebbe quanto meno corretto individuare responsabilità nello scempio compiuto in maniera irreversibile e cercare di valutare se la modifica del tracciato è stata dettata da ragioni oggettive e non per evitare espropri di terreni che si voleva salvaguardare.
  Questo è un aspetto che, ripeto, dovrebbe essere accertato da chi ne ha la competenza; quello che a me preme ribadire è che la maggioranza che attualmente regge il Comune di Locorotondo non ha avuto quel minimo di sensibilità culturale, prim'ancora che politica, nel tutelare un sito di rilevante interesse archeologico, supportata da autorizzazioni liberatorie, incredibilmente rilasciate da chi avrebbe dovuto vigilare e impedire manomissioni di quella parte di territorio.
  Val solo la pena di ricordare che, tra i primi atti dell'amministrazione comunale retta dal centrosinistra, vi fu la realizzazione, nei locali della Biblioteca Comunale, di tre teche contenenti reperti archeologici rinvenuti in quella porzione di territorio della Valle d'Itria, presupposto di nuove ricerche e di valorizzazione della zona archeologica in una prospettiva di sviluppo culturale e turistico della comunità.


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