Masseria de Tullio - Puglia In-Difesa

Vai ai contenuti

Menu principale:

Masseria de Tullio

Articoli

MASSERIA SAN GAETANO (BARI).
TESTIMONIANZA DELLA STORIA BARESE.

Alessandra Maria Loglisci

Nell’attuale condizione di continua “cementificazione” del territorio extraurbano, anche in città consolidate come Bari, è possibile scorgere, con un po’ di fortuna, “episodi architettonici” che, provenendo dal passato, hanno ancora tanto da raccontare della loro storia e della storia della città.
Uno di questi esempi è la Masseria San Gaetano (de Tullio) che, seppur urbanisticamente dominata dal “gigante” dell’Executive Center ed in parte trasformata dalle superfetazioni accumulatesi negli anni, ha mantenuto in larga parte i tratti architettonici che da sempre l’hanno caratterizzata.
Attualmente raggiungibile da via Amendola, percorrendo via Cesare Diomede Fresa e svoltando per viale Vito Vittorio Lenoci, il complesso masserizio è lambito da una delle antiche strade consolari che da Bari conducevano a Capurso ove, nell’800, sorgevano numerose ville signorili di villeggiatura.
Il complesso nasce verosimilmente come “casino” di villeggiatura e non come masseria vera e propria anche se, come sempre accade nell’edilizia suburbana pugliese, nel tempo, ha subito adattamenti formali in relazione alle esigenze della vita rurale.
L’origine dell’edificio lascia ben comprendere l’assenza di elementi difensivi all’interno della compagine architettonica al contrario di quanto ci si aspetterebbe in una masseria pugliese propriamente detta.
Tuttavia continueremo a chiamarla “masseria” per semplicità di trattazione anche se risulta necessario tener ben presente quanto appena detto.
La compattezza del complesso edilizio non esclude la possibilità e la necessità di differenziazione funzionale delle sue parti; composto da due corpi di fabbrica attigui e distinguibili tanto in pianta quanto in elevato, in esso sono presenti locali di servizio a piano terra, nel corpo più basso, e locali abitativi a primo livello in quello più compatto ed emergente.
L’edificio, così come appena descritto, è in diretta adiacenza con il giardino delimitato su due lati dal fabbricato stesso e su altri due lati dal muro di recinzione in tufo.
Alla recinzione si addossa la chiesetta alla quale si accede dall’esterno e probabilmente dedicata a San Gaetano; la facciata della chiesetta, denunciando all’esterno la ripartizione interna ad unica navata, si caratterizza per la estrema semplicità tipologica ed ornamentale e culmina in un campanile decorato a volute tipicamente settecentesco.
La datazione della chiesetta è confermata dalla presenza della campana attualmente posta all’interno dell’aula liturgica e risalente al 1707.
Detto schema tipologico-funzionale risulta essere in perfetta coerenza con quello tipico delle masserie pugliesi e ciò è correttamente ascrivibile ai caratteri della abitazione suburbana della fascia costiera a metà tra la casa di città e la residenza rurale.
Proseguendo attraverso uno dei fornici d’accesso posti nel corpo di fabbrica più basso, ci si ritrova nell’aia basolata dominata dalla presenza di una scalinata di collegamento con il secondo livello dell’abitazione e da un pozzo che lascia intuire la presenza di una cisterna sotterranea in corrispondenza dell’aia stessa.
Subito accanto al cortile si estende il giardino che presenta caratteri di estrema suggestione: una scala in pietra, costeggiando il corpo di fabbrica, conduce ad un primo livello dell’agrumeto posto ad una quota inferiore rispetto a quella del cortile ed a sua volta collegato da analoghi collegamenti verticali ad un secondo terrazzamento.
Gli ambienti interni dell’abitazione si caratterizzano per l’ampiezza degli spazi (tipica delle dimore signorili) e per le coperture voltate; inoltre, la presenza di arredi e complementi d’epoca ancora conservati rappresenta ulteriore testimonianza di vita passata all’interno del complesso.
Nella chiesetta, invece, sono tutt’oggi presenti oggetti sacri per la liturgia e dipinti che, nel loro insieme, concorrono a donare carattere di storicità all’intero manufatto architettonico.
Inoltre, è da segnalare la presenza di un cippo confinario  con relativa iscrizione (attualmente allocato vicino ad un ingresso al cortile interno)che verosimilmente era originariamente collocato lungo una delle strade che costeggiavano il complesso.
Infine, nelle immediate adiacenze, resti delle antiche recinzioni poderali “raccontano” ancora qual’era l’assetto del territorio attorno alla masseria.
Tutti questi caratteri architettonici di particolare pregio, lasciano intuire l’importanza della complesso masserizio che, come confermato dalle fonti storiche, ha visto susseguirsi proprietari appartenuti alla nobiltà barese come i Simi che, già nel 1760, ne detengono il possesso.
La famiglia Simi, di origini lucchesi ed insediatasi a Bari agli inizi del ‘600, apparteneva a quelli che, seguendo la gerarchia sociale, erano denominati “nobili di origine e privilegio” e pertanto protagonisti della vita politica barese; infatti, proprietari del casino furono, tra gli altri, don Saverio, Decurione della città di Bari e don Emmanuele, Sindaco.
I Simi, inoltre, si tramandavano di generazione in generazione il titolo di “Capitano Soprintendente delle Guardie della Marina e della Paranza di Bari”, carica onorifica direttamente insignita dai Vicerè di Napoli.
A seguito di questa nobile famiglia, nel 1852, la masseria arriva in possesso di Nicola De Giosa, celebre compositore e direttore d’orchestra barese, che in quel periodo, pur trovandosi a Napoli per i suoi studi musicali, la detenne fino al 1864 quando fu venduta alla Sig.ra Annunziata Montrone per giungere infine, dopo una serie di passaggi d’eredità, ai De Tullio, attuali proprietari.
In conclusione, per quanto appena detto, si consideri quanto sia necessario non trascurare e salvaguardare il valore di alcuni “episodi architettonici”, spesso soffocati dalla “furia cementificatrice”, ma che conservano ancora tutta la loro storia e tanto hanno ancora da dire in quanto testimonianza tangibile del nostro passato.




BIBLIOGRAFIA
A. Calderazzi. L’architettura rurale in Puglia. Le masserie. Fasano 1898.
A. Calderazzi. Puglia fortificata. Le masserie. Fasano 1898. Bari 2011.
C. Colamonico. La casa rurale nella Puglia. Firenze 1970.
M. Simi. Tavola e memoria della Famiglia Simi de Burgis. Biblioteca Provinciale de Gemmis. Edizioni della biblioteca.
Enciclopedia della musica Garzanti. Maggio 1997. pag. 228
M. Tocci, G. Romanelli. Ville e Giardini a Bari fra l ‘800 e il ’900. Bari 1996. Pagg. 11-13

FONTI ARCHIVISTICHE
Catasto Terreni di Bari. Archivio di Stato. Bari
Catasto Fabbricati di Bari. Partita 13009. Archivio di Stato. Bari
Atti notarili. Notaio D’Amelio. Sk.112. Bari. 1760. Archivio di Stato. Bari
Atti notarili. Notaio Pinto. Carbonara. Sk. 8, 1839. Archivio di Stato. Bari
Atti notarili. Notaio Lattanzio. Sk.172. Bari. 1864; 1877. Archivio di Stato. Bari
Atti notarili. Notaio De Rella Ramirez. Sk 121 Bari. 1789. Archivio di Stato. Bari
Atti notarili. Notaio Schiavulli. Bari. 1820; 1823; 1852. Archivio di Stato. Bari
Atti notarili. Notaio Verzilli. Sk. 145 Bari. 1841; 1844; 1852. Archivio di Stato. Bari
Atti notarili. Notaio D’Addosio. Bari. 1844. Archivio di Stato. Bari
Atti notarili. Notaio Pierri. Bari. 1886. Archivio Notarile. Bari
Atti notarili. Notaio Micucci. Bari. 1914. Archivio Notarile. Bari
Atti notarili. Notaio V. Ramunni.  Bari. 1929. Archivio Notarile. Bari
Atti notarili. Notaio Di Mauro. Bari. 1944. Archivio Notarile. Bari


Torna ai contenuti | Torna al menu