I 'Titoli' di Palese - Puglia In-Difesa

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I 'Titoli' di Palese

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I Titoli, lungo l'antico confine tra Bitonto e Bari

VITO RICCI

Vicende storiche
La conflittualità tra Bari e Bitonto ha la sua origine nel XIII sec. e si protrarrà nei secoli successivi, come avremo modo di vedere, per concludersi definitivamente solo nel 1928 quando Santo Spirito fu sottratta a Bitonto e annessa a Bari. Oggetto principale della contesa era il porto di Santo Spirito il quale, trovandosi sulla via marittima tra Bari e Barletta e avendo una discreta cala, poteva tornare utile ad una città marinara e commerciale come Bari. D'altro canto Bitonto, città dell'interno, aveva in Santo Spirito un importante sbocco sul mare al quale non era affatto disposta a rinunciare. La prima delimitazione dei confini risale al 1265. Il 12 febbraio di quell'anno Riccardo, conte di Caserta e capitano generale del Regno di Sicilia, ordinò a Tafuro di Capua di recarsi a Bitonto e collocare i termini lapidei confinari (lapides finales) per delimitare l'ambito territoriale della città. Il primo termine di confine fu posto ne luogo detto "Arenarum" (sulla costa tra Palese e Santo Spirito ove oggi sorge il Titolo). Altri segnali di confine (chiamati di solito pietre fitte) furono posti nelle terre di Bisanzio di Corrado oltre il cluso appartenuto a Emanuele, nelle terre di Pinola appartenenti all'episcopio di Bitonto, in via Camarata, nel luogo detto "Planca", nelle terre dette di "Scaccavata" , sino all'ultimo termine a "Babuttellus et Babutta"  (lago di Bavotta). Riportiamo per maggiore chiarezza e completezza il testo latino del documento:
"Ex parte maris versus Barum in loco qui dicitur Arenarum circa litus maris fixus est lapis unus; item prope terras, que fuerunt Bisancii de Corrado, fixus est lapis unus; item ultra clusum, qui fuit Hemanuelis, fixus est lapis unus; item in terris, que dicuntur de Pignolis et tenet eas episcopatus Botonti fixus est lapis unus; item in via Camerate iuxta terras macchiosas pheudi notarii Marci de Castellaneto, quod feudum est de  tenimento Botonti fixus est lapis unus; item in loco, qui  dicitur Planca, fixus est lapis unus; item in capite terrarum, que dicuntur de Scaccavata. que est de demanio Curie de tenimento Botonti, iuxta viam Bari, fixus est lapis unus; item sicut vadit per directum usque ad curtes, que dicuntur de Neris, in ipsis curtibus fixus est lapis unus;  item sicut vadit ab ipsis curtibus in ante per macchias Curie, que sunt inter locum qui dicitur Babuttellus et Babutta, in capite ipsarum maclarum, propre lacum Babutte fixus est lapis unus".  
Altri cenni della controversia si ebbero nel corso del XV secolo che riesplose nel Cinquecento quando l'Università di Bari (il termine Università indicava dal Medioevo nell'Italia Meridionale sia l'amministrazione comunale che la città stessa), accusava Bitonto di aver occupato abusivamente una parte del territorio che non le apparteneva e citava la stessa in giudizio davanti al Consiglio di Stato di Napoli. Il 16 maggio 1584 il Consiglio, presieduto dal Viceré e capitano Generale del Regno don Pedro Fernandez de Castro conte di Lemos, dopo aver ascoltato le ragioni delle due Università contendenti, stabilì i punti principali che delimitavano il confine tra le due città (che sostanzialmente erano gli stessi del 1265): l'Arenarum o cala dell'Arenario, sito nei pressi del lido marino ad un miglio dal Castello di Argiro (Santo Spirito); la contrada "De Pinolis" ove l'episcopio di Bitonto possedeva delle terre (quasi nella stessa linea d'aria dell'Arenario, nell'attuale zona dell'aeroporto civile); in località Cammarata (nella zona oggi denominata Arco Camerato), vicino all'accesso di un'estensione di ulivi; sulla via Balice, in località "Terris Scannae" (cippo di S. Andrea); nella zona detta "Chianca" o" Plancha" o "Terris Plancane" (ove oggi sorge la masseria Caffariello, presso l'ospedale San Paolo); la via di Babutta (oggi Bavotta), non molto distante dall'omonima località; Babutta, ove si vedeva una zona di terra di forma circolare e concava, detta banca di Borrello o Lago di Bavotta. Veniva altresì stabilito che i confini fossero segnati  non più da semplici termini lapidei, ma in modo ben visibile e di maggiori dimensioni con dei cippi o edicole confinarie cui si suole dare il nome di Titoli. Si trattava di costruzioni in pietre squadrate (conci) a forma di parallelepipedo sormontate da una copertura a cuspide. Il Titolo posto nel locus Arenarum (sulla spiaggia di Palese), detto da alcuni Titolo di Bitonto e da altri Titolo di Modugno, fu realizzato il 20 febbraio 1585.

Il Titolo dell'Arenarum (S. Spirito)

Sul lungomare, al confine tra Palese e Santo Spirito, ove convergono  Lungomare Cristoforo Colombo e via Tenente Noviello, si trova il Titolo (detto secondo alcuni "Titolo di Modugno" per l'appartenenza della Marina di Palese a questa città nel passato e secondo altri "Titolo di Bitonto" perché edificato da questa città), il monumento più rappresentativo di Palese, anche dal punto di vista iconografico. Si tratta di una costruzione in pietre squadrate a forma di parallelepipedo sormontato da un tettuccio a cuspide edificata dall'Università di Bitonto il 20 febbraio 1585 nel luogo noto come Arenarum (Arenario) per segnare in maniera ben visibile, al posto del precedente termine lapideo, e definitiva il confine tra Bari e Bitonto. Sulla parte frontale recava lo stemma di Bitonto e quello del Regno di Spagna, e l'iscrizione:

MDL(XX)XV

(TE)R(MINUS) (BITO)NTI

(IN LOCO) (ARENA)RUM.



Nel corso del tempo lo stemma e l'iscrizione sono stati erosi dall'azione degli agenti atmosferici con grave danno al monumento e oggi resta appena visibile la data di costruzione. Sul lato verso Santo Spirito recava l'iscrizione BITONTUM (ancora leggibile) mentre sul lato verso Palese vi era l'indicazione BARUM (purtroppo cancellata nel corso dei secoli). All'interno vi è rinchiuso il vecchio termine confinario costituito da una pietra-fitta.

Il Titolo di Pezze di Candela o di terre di Pinola

Il secondo termine di confine (quello nelle terre "De Pinolis" appartenenti all'episcopio di Bitonto) detto Titolo di "Pezze Candela" sino al maggio 1970 sorgeva all'interno dell'attuale zona dell'aeroporto civile; purtroppo oggi non è più visibile in loco, poiché nel giugno 1970 fu abbattuto per i lavori di ampliamento dell'aeroporto, tuttavia il Centro Ricerche di Storia e Arte di Bitonto riuscì a strappare alle ruspe i conci numerati del cippo, che così scomposto, è ospitato nella scuola di restauro San Pietro Nuovo di Bitonto. E' l'unico dei Titoli conservato integralmente che può darci l'idea di come erano anche gli altri, quasi tutti privati dei pezzi originari (stemmi, lapidi, iscrizioni). Il cippo, con base rettangolare, era realizzato in bugnato rustico; nella parte superiore era sormontato da un timpano triangolare nel quale era incastrato, in una cornice rettangolare, lo stemma imperiale di Filippo II di Spagna (1527-1598) figlio di Carlo V.

Lo scudo, in pietra, aveva dimensioni di cm 70x80, era di tipo sagomato con il fregio del collare del Toson d'oro, agganciato a due tenenti che partivano a metà dallo scudo e sormontato dalla corona reale. Dal punto di vista araldico l'arma imperiale era divisa in quattro parti (inquadrato) ed è così descritta:

1° controinquartato: 1° e 4° di rosso al castello d'oro torricellato di tre pezzi dello stesso, finestrato, aperto e aggiornato d'azzurro (insegne di Castiglia); 2° e 3° d'argento al leon rosso coronato, lampassato e armato d'oro (insegne di Leon);

2° partito e semitroncato a destra:

I)  d'oro a quattro pali di rosso (insegne d'Aragona)

II)  inquartato in decusse: 1° e 4° d'oro a quattro pali di rosso; 2° e 3° d'argento all'aquila nera coronata dello stesso al volo innalzato (insegne di Aragona di Sicilia)

III)  d'argento alla croce d'oro scorciata potenziata, accontornata da quattro crocette dello stesso (insegne di Gerusalemme);

Innestato in punta, (triqueda areola) d'argento (alias d'oro) alla granata di rosso stellata e sfogliata di verde (insegne di Granada) e sovrastante a questa una cetra, d'argento con cinque scudetti di azzurro posti in croce, caricati di cinque bisanti d'argento, segnati da un punto nero, nel centro, messi in croce di S. Andrea, con la bordura di rosso, caricata di sette castelli d'oro posti tre nel campo, due ai lati e due inclinati a destra e a sinistra nei cantoni della punta (insegne del Portogallo);

3° troncato

I)  di rosso alla fascia d'argento (insegne degli Asburgo);

II)  d'oro a quattro bande di azzurro bordato d'argento;

4° troncato

I)  d'azzurro a tre gigli d'oro disposti 2 e 1 alla bordura scaccata d'argento e di rosso (insegne di Borgogna);

II) di nero al leon d'oro passante (insegne di Brabante);

Sul 3° e 4° una cetra partita: a destra d'oro al leon nero armato, linguato e coronato dello stesso (insegne delle Fiandre) a sinistra d'argento all'aquila rossa coronata dello stesso con volo spiegato (insegne di Anversa).

Sopra tre filari di conci a scarpa correva un cordolo sul quale s'impostava il cippo delimitato in alta da una cornice a ghiera, oltre la quale vi era il timpano triangolare. Nel prospetto nord del monumento, compresa tra la cornice e il cordolo, era incastonata l'epigrafe:



MDLXXXV

TERMINUS BIT. IN TER

RIS DE PINOLIS EPATVS


BITONTINI



Sopra l'iscrizione, nello scudo, vi era lo stemma dell'Università di Bitonto così blasonato: due leoni d'oro affrontati da un albero di olivo al naturale, radicato su di un verde prato, cinque uccelli o storni appollaiati, il tutto entro uno scudo quasi ovale sormontato da una corona aurea a nove punte. Sul lato ovest si poteva leggere l'iscrizione BITONTUM, mentre sul lato est BARUM. Dal punto di vista architettonico il cippo esprimeva una bella testimonianza del maturo Cinquecento meridionale dai termini forbiti, asciutti, vigorosi, solenni ed eleganti. Anonime restano le maestranze che realizzarono l'opera; probabilmente si trattò di maestri muratori della Bitonto cinquecentesca.

Il Titolo di Arco Camerato

La terza edicola confinaria si trova sulla strada provinciale per Bitonto, in aperta campagna, a non molta distanza dalla chiesa rurale dell'Annunziata, in località Arco Camerato. Lo stato di conservazione è discreto, tuttavia anche in tale monumento mancano gli stemmi dell'università di Bitonto e di Filippo II e l'iscrizione:

MDLXXV

TERMINUS BITONTI

IN LOCO CAMMERATE.

Mentre in direzione di Bitonto, su due lati della costruzione è leggibile la scritta BOTONTUM, invece sul lato verso Palese si legge BARUM. È il più piccolo tra le edicole confinarie.

Il Titolo della Chianca o della Carrara

Il quinto quarto termine, quello in località "La Chianca" o Plancha, si trova vicino all'ospedale S. Paolo  lungo via Capo Scardicchio, un tratto della via Traiana, all'incrocio con l'antica via della Marina che da Modugno portava a Palese e recava l'iscrizione:

MDLXXV

TERMINUS BITONTI

IN PLANCHA.

Risulta mancante dello stemma di Filippo II, mentre quello di Bitonto è ancora presente, ma scarsamente leggibile. Sui due lati si possono leggere i nomi delle città di Barum e Botontum.

Il Titolo di Scaccanato

La quinta edicola confinaria, detta Cippo di S. Andrea, si trova in via Balice all'interno del recinto dell'azienda Serono e recava l'iscrizione:

MDLXXV

TERMINUS BIT(ONTI) IN

TERRIS SCACCANATAE.

L'edicola ha subito un rifacimento e si conservano gli stemmi. Sui lati si possono leggere i nomi di Barum e Bitontu3 in direzione delle rispettive città.


Il Titolo di Bavottiello o di Macchie di Russo

Il sesto termine di confine si trova in contrada Macchie di Zarre (nel XVI secolo la località era nota come Bavottiello), alle spalle dell'azienda Tersan Puglia. È posto sulla strada del Cagnano, una delle antiche arterie che da Bitonto conducevano a Modugno. Sul lato N NE presenta l'iscrizione BARU.

Il Titolo del lago di Bavotta

Il settimo ed ultimo termine di confine è situato a Bavotta, al confine tra i territori di Bitetto, Palo e Bitonto. Era ubicato al limitare di un piccolo bosco di macchia mediterranea e di fronte ad uno specchio di acqua noto come lago di Bavotta, oggi scomparso e ha lasciato una vasta depressione carsica di forma tondeggiante. Gli stemmi risultano divelti, mentre è leggibile l'iscrizione:

MDLXXV

TERMINUS BOTO(N)TI IN

LACU BABUTTE

Sul lato N NE presenta l'iscrizione BARU3.

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