Fornace in zona Fesca Bari - Puglia In-Difesa

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Fornace in zona Fesca Bari

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Fornace sita in zona Fesca
Comune di Bari (BA)

ROSSELLA CAGGIANELLI

L'immobile in questione è situato nei pressi della Lama Balice, in zona Fesca,  tra Strada Inzivani e Strada del Torrente, all'interno di un'area delimitata a nord dal fascio ferroviario della linea Bari-Foggia e a sud dai binari della Ferrotramviaria Bari-Barletta.
Trattandosi di una fornace per la produzione di laterizi l'immobile in questione può essere considerato un esempio di archeologia industriale.
La prima notizia dell'immobile compare in un atto notarile del 25 luglio 1914: il proprietario Luigi Pellerano, commerciante barese, vende il terreno ed il fabbricato alla Società Anonima Carbonifera Pugliese, con sede in Bari, legalmente rappresentata dall'ing. Giambattista Lucifero. Nel suddetto atto vi è la descrizione del fondo che, oltre all'edificio in questione, comprende anche una piccola casa colonica con un grande pozzo: l'immobile risulta essere una fornace per la produzione di mattoni, costruita dallo stesso Pellerano. La proprietà viene precisamente descritta come "un fondo rustico /…/ con entro un fabbricato composto di dodici vani a piano terreno e tre vani a piano ammezzato, di cui parte adibito in origine ad abitazione e parte a stabilimento per la fabbricazione di mattoni, più una casetta colonica e un gran pozzo".
Per collocare temporalmente il manufatto dobbiamo risalire all'atto notarile del 15 aprile 1884, nel quale il suddetto Pellerano acquista una serie di terreni: nella descrizione dei beni oggetto di compravendita non risulta alcun manufatto, ma solo terreni.
La datazione della fornace è quindi compresa tra il 1884 e il 1914. E' necessario, però, considerare un elemento importante: nell'atto del 1914 la fornace viene descritta già in stato di abbandono: "tenuto conto dello stato deplorevolissimo dell'immobile specie del fabbricato, che è formato di costruzioni a perpedagno senza solide fondazioni e coperto a tettoie in massima parte distrutte con tutti i pezzi di opera mancanti o inservibili." /…/ Il venditore dichiara che l'immobile si trova in stato di abbandono e il fabbricato è quasi cadente e trovasi fornito di diversi pezzi d'opera in legname e di buona parte delle tegole che ricoprono i vani ammezzati".
Lo stato di rudere è confermato anche nella descrizione presente nel successivo atto notarile del 16 luglio 1924, con il quale la fornace e il relativo fondo vengono venduti dalla Società Anonima Carbonifera Pugliese, in liquidazione, alla Società Anonima Pugliese di Opere Pubbliche, con sede in Roma: quest'ultima, avendo avuto in concessione l'esecuzione dei lavori di modifica ed ampliamento del porto di Bari, preferisce acquistare l'immobile, piuttosto che procedere all'espropriazione per pubblica utilità, ritenendo l'acquisto una procedura più agevole e celere. La Società attraversa quindi il terreno con un fascio di binari ferroviari e utilizza i locali dell'edificio come deposito.
Alla luce di queste considerazioni possiamo ragionevolmente datare la fornace tra la fine dell' 800 e i primissimi anni del 900, constatando una durata di esercizio della produzione di mattoni piuttosto breve.
La fornace, attraverso vari passaggi di proprietà (nel 1961 viene acquistata dal Sindacato Italiano Costruzioni Appalti Marittimi con sede in Bari, nel 1974 dalla Società Ippica Pugliese con sede in Bari, nel 1988 dalla S.E.A.L. Srl Alberghi con sede in Taranto), giunge come rudere sino ai nostri giorni.

L'edificio, che attualmente versa in condizioni di forte degrado, è costituito da struttura muraria a faccia-vista, con conci di tufo regolari e si sviluppa su due livelli.
Il prospetto nord-est conserva ancora la conclusione a timpano che prova l'esistenza di una copertura a doppia falda ormai perduta. Si può distinguere una parte basamentale, corrispondente al piano terra, (il cui livello è attualmente al di sotto della quota di calpestio circostante) realizzata con muratura a scarpa, nella quale è ricavata un'apertura con arco che immette all'interno del fabbricato; il piano superiore, al quale si accede da una scala esterna posta sul lato sud-est, presenta sul lato nord-est, tre aperture (di cui quella centrale, più piccola, caratterizzata da un architrave ligneo) al di sopra delle quali si coglie una transizione di materiale, passando da conci in tufo a conci in pietra calcarea che vanno a configurare il timpano di chiusura del perduto tetto.
Il prospetto nord-ovest presenta due bucature, di cui una riquadrata da conci in pietra calcarea, in corrispondenza del secondo livello; il prospetto sud-est, invece, caratterizzato dalla suddetta scala in pietra che conduce al livello superiore, presenta due aperture, di cui una con piattabanda curvilinea. Il prospetto sud-ovest presenta due ingressi articolati in apertura e sopraluce, scanditi da due architravi costituiti da tre elementi lapidei, conclusi superiormente da una piattabanda curvilinea; su questo fronte la muratura del livello superiore è andata completamente perduta.

Attraverso l'arco sul fronte nord-est, bocca o usciaia della fornace, si accede negli ambienti al piano terreno, con pavimentazione in terra battuta. I vani, voltati a botte (ad esclusione di quelli d'angolo voltati a crociera), si susseguono lungo un percorso anulare intorno alla ciminiera, che occupa quindi una posizione centrale: questa è costruita con laterizi refrattari e presenta alla base una serie anulare di archetti con tripla ghiera di mattoni che consentivano l'immissione dei fumi di cottura che venivano quindi convogliati nella ciminiera e da qui espulsi all'esterno.
Probabilmente questa fornace si può ricondurre ad una tipologia "a fuoco continuo", nota come "forno di Hoffmann", dal nome dell'ingegnere tedesco che lo brevettò nel 1857 e che si diffuse a partire dalla fine del XIX secolo.
In questa tipologia di forno "a fuoco continuo" le condotte di riscaldamento sono costituite dagli stessi pezzi di argilla non ancora cotti che fungono, dunque, da elementi di trasmissione del calore; la zona di fuoco passa successivamente da una campata all'altra, determinando una suddivisione trasversale del forno in due zone ben distinte. In una zona liberamente accessibile dall'esterno (attraverso la bocca o usciaia) avviene l'asportazione del materiale cotto, rimpiazzato poi dal materiale da cuocere con il combustibile solido (legna, carbone). La zona successiva (che comprende la massima parte del forno) è in funzionamento attivo; l'aria entrante da alcune prese d'aria laterali (presenti anche nella fornace in questione) raffredda il materiale già trattato e prelevandone calore giunge preriscaldata alla zona di combustione; da qui l'aria si sposta andando a preriscaldare la zona di avanzamento del fuoco prima di giungere al camino.
La parte emergente della ciminiera a pianta cilindrica e sviluppo tronco-conico è andata perduta.




Fonti archivistiche:

Archivio di Stato di Bari
Archivio Notarile Distrettuale di Bari
Archivio di Stato di Trani



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