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Castello di Canneto e i Nicolai

Articoli
 

La Torre Normanna e le ‘segrete’ del palazzo di Canneto
di Maurizio Triggiani e Sergio Chiaffarata


“Ad Coercendam
Mulierum Procacitatem
Franciscus Paullus Nicolai
Huiusce Terrae Marchio III
Anno Domini MDCCLXI”


“Per punire la sfrontatezza delle donne fancesco paolo nicolai iii marchese di questa terra nell’anno 1761”
L’Epigrafe, ubicata nell’ala posteriore del Palazzo dei Marchesi Nicolai ( o de Nicolai) di Canneto, è stata rinvenuta qualche anno fa (2007) durante alcuni lavori di ristrutturazione dell’edificio, su un’apertura al livello inferiore, poco distante dalla Torre Normanna, su Piazza Galtieri.
Sono tre le informazioni che si possono desumere da tale iscrizione:
Il nome del Marchese Francesco Paolo, terzo discendente dei Marchesi di Adelfia, che fece realizzare questa struttura;
L’anno di realizzazione, il 1761, che coincide con quelli (1761-1763) di ristrutturazione ed ampliamento della Chiesa Matrice;
Infine il luogo se debba essere inteso come un luogo di punizione o correzione per le  donne.

Francesco Paolo Nicolai fu il terzo marchese di Canneto  della nobile famiglia che aveva comprato il feudo nel 1719 dalla famiglia Gironda. Il primo fu Carlo de Nicolai, al quale successe suo figlio Domenico ed infine Francesco Paolo. Quest’ultimo è ricordato per una serie di interventi che realizzò sia per il palazzo Marchesale che per la chiesa Matrice tra gli anni 1761 e 1763. Anche se va precisato che consistenti lavori di ampliamento del Palazzo furono realizzati alla fine del ‘600 da Cataldo de Nicolai, quartogenito del Barone Tommaso de Nicolai e della nobildonna Vittoria Viti. Cataldo de Nicolai fu gesuita e, per la sua salute piuttosto cagionevole, visse nella casa marchesale di Canneto, che all’epoca non apparteneva alla sua famiglia, ma che fece ingrandire, così come fece realizzare il casino detto ‘Don Cataldo’ sulla strada tra Canneto e Bitritto.
Si può dunque pensare che il Palazzo Marchesale dei Nicolai, così come oggi lo vediamo, sia il risultato di molteplici interventi avvenuti tra il ‘600 e la metà del secolo successivo e determinati soprattutto dall’interesse che i Marchesi ebbero per il feudo di Canneto il quale per oltre 200 anni era stato di proprietà della famiglia Gironda ed aveva raggiunto la sua massima espansione alla fine del ‘500 quando erano stati censiti 174 fuochi (ossia famiglie). Non sappiamo se il Palazzo Marchesale tra ‘400 e ‘500 avesse un aspetto simile o molto più piccolo rispetto a quello attuale, tuttavia la maggior parte delle epigrafi murate nell’edificio si riferiscono ai de Nicolai indice, dunque, che fu questa famiglia a realizzare le maggiori opere di ristrutturazione e/o riedificazione di questa struttura. Ipotesi che sarebbe anche confermata dall’articolazione dell’edificio che mostra una sobria parte posteriore interrotta soltanto da un accesso bugnato al cortile interno e da aperture ornate da cornici strombate lievemente aggettanti, nonché da un solo balcone poggiato su ‘gattoni’ settecenteschi. Invece la parte frontale è impreziosita da un loggiato superiore ad arcate che poggiano su pilastri e sono sormontate da un frontone di gusto classicheggiante, una sorta di richiamo all’architettura del primo ‘700 in Terra di Bari al tempo dei Borbone (C. Gelao).
In ogni caso l’intera struttura del Palazzo sembra avere come perno la cosiddetta Torre Normanna, ubicata nell’angolo a nord-est dell’edificio. Si tratta di un corpo di fabbrica a pianta quadrangolare che si eleva per una ventina di metri e presenta anch’essa molteplici segni di ristrutturazioni e rifacimenti più tardi rispetto alla data di edificazione compresa tra il 1146 ed il 1153. La torre infatti è completata da un cornicione aggettante su archetti pensili e completata da caditoie che recano stemmi nobiliari, riflettendo in questo un carattere seicentesco probabilmente in linea con le strutture fortificate fatte realizzare da Cataldo de Nicolai per il Casino di campagna. La torre originaria, invece, fu eretta nel XII secolo per volontà di Alfonso Balbiano, discendente del cavaliere normanno Giosuè Galtieri.
La torre, secondo alcune notizie riportate da Luigi Stangarone, doveva anche essere dotata di una cosiddetta “galleria sotterranea”, oggi non più visitabile dal momento che l’intero edificio è ormai da tempo chiuso al pubblico, nonostante tra il 1979 ed il 1981 fosse stato sede della Pro Loco di Adelfia. Per la verità la Torre mostra più di un elemento di interesse: il tessuto murario attesta vari interventi di ristrutturazione e restauri, spesso condotti in modo piuttosto grossolano, che rivelano uso di conci di differente fattura ed un cospicuo utilizzo di malte cementizie. Inoltre da vecchie immagini e dai rilievi riportati nel testo del De Vita si evince come la stessa Torre e parte del Palazzo fosse stato inglobato in strutture ulteriori, per poi esserne liberato probabilmente con i lavori di restauro degli anni ’70. Difficile stabilire quali fossero i punti di contatto ed al limite di passaggio tra l’antica struttura normanna e gli ambienti attigui settecenteschi dove è stata rinvenuta l’epigrafe.
Di certo l’eventuale presenza di ambienti sotterranei, connessi alla Torre Normanna, ma attigui alle strutture destinate ‘ad coercendam mulierum procacitatem’ potrebbero avvalorare l’ipotesi delle cosiddette ‘Segrete’ di Canneto.
Ipotesi confutata da alcuni storici locali come Trifone Gargano, il quale traduce ed interpreta quel ‘ad coercendam’ come ‘per correggere la sfrontatezza delle donne’, quindi ipotizzando più che un luogo di segregazione, un luogo di educazione e di pubblica carità secondo consuetudini attestate dalla chiesa cattolica già alla fine del ‘500. Ipotesi che viene ulteriormente accreditata da un confronto con il Convento dell’Annunziata di Bari, fondato nel XIV secolo e che aveva annesso un conservatorio femminile. Dalle notizie riportate da V.A. Melchiorre si evince come questa fosse un’opera caritatevole rivolta all’educazione ed all’istruzione delle donne e delle ragazze. Non mancava, tuttavia, un’altra sezione del Conservatorio detto ‘delle Pentite’ “in questo conservatorio entrano le donne traviate, e ravvedute mercé le cure delle persone dabbene della città, e ci entrano ancora le fanciulle orfane per toglierle dal pericolo di andare in mala via per mancanza di chi pensi alla loro educazione. S’istruiscono con esattezza negli atti di pietà, e religione, e dopo l’ora della S. Messa, e dell’orazione, tutto il rimanente del tempo s’impiega nella fatiga. I lavori a’ quali si applicano sono i telari di tele fine, e mediocri, il filare lino, cotone, e anche lana, il far calzette, tessere lacci, fettucce di filo, e il cucire d’ogni sorte” (da V.A.Melchiorre).
Dunque il carattere caritatevole e di correzione rimane quello fondamentale, piuttosto che quello di segregazione e prigionia, sotto questo aspetto i confronti con gli ambienti e gli edifici di Canneto sarebbero piuttosto calzanti, così come anche l’attenzione riservata dalle ‘persone dabbene’ alle attività educativa riservata alle fanciulle. Francesco Paolo de Nicolai, dunque, a metà del ‘700 opera un intervento composito, da un lato amplia e ristruttura la chiesa Matrice, dall’altro adibisce alcuni ambienti del proprio Palazzo all’educazione delle fanciulle. Difficile dire se questi ambienti fossero anche destinati alla prigionia o alla segregazione delle stesse, l’unica traccia per questa ipotesi potrebbe essere rappresentata da eventuali ambienti sotterranei alla Torre Normanna, attigui all’edificio sul quale è apposta l’epigrafe. Ma per questo occorrerebbe approfondire le indagini e soprattutto riconsiderare alcuni interventi di restauro e conoscenza della stessa Torre.

Riferimenti Bibliografici:
R. De Vita, Castelli, torri ed opere fortificate di Puglia, Bari 1974
C. Gelao (a cura di) , La Puglia al tempo dei Borbone, Bari 2000
V.A. Melchiorre,  Bari, Bari 1987
L. Stangarone, Adelfia. Cenni storici, Cassano delle Murge 1981


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