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Casina Lama di Genga

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Casina Lama di Genga - Bitonto (BA)
di  Valerio DARIO

La Casina Lama di Genga, nota anche come Villa Lamparelli, si trova nell’agro di Bitonto (BA), al confine con l’agro di Terlizzi a pochi chilometri di distanza dalla frazione di Mariotto. L’area ove sorge la costruzione in oggetto è a carattere esclusivamente agricolo, ricca prevalentemente di uliveti, ma anche agrumeti e mandorleti.
La costruzione del complesso rustico fu avviata nel 1885 dal sig. Giuseppe Lamparelli, nipote del nobile Cav. Dott. Michele Lamparelli, originario di Terlizzi che, a partire dal 1808, fu medico della Regina Carolina Annunziata alla corte del re Gioacchino Murat (1). Giuseppe Lamparelli ereditò la proprietà ad un anno dalla morte del progenitore Dott. Michele Lamparelli, e di tale episodio vi è a testimonianza una iscrizione lapidea che ne ricorda la cessione (2).
La proprietà rimane della famiglia Lamparelli fino al 1925, anno in cui vi è il passaggio per eredità alla famiglia Mininni che riceve, assieme alla villa e agli uliveti, mandorleti e frutteti, anche una “cisterna” annessa alla struttura residenziale.
La costruzione è riconducibile alla tipologia di residenze rurali fortificate, ampliamente testimoniate in tutto il territorio pugliese (3); di tali fortificazioni sono chiari esempi la garitta difensiva nell’angolo Nord Est e le feritoie lungo i parapetti dei prospetti Nord e Sud.
Inoltre l’edificio in oggetto è arricchito da una importante testimonianza della produzione vinicola locale, il cosiddetto palmento (4), purtroppo oggi non più esistente, che era ubicato nelle immediate vicinanze della costruzione.
La casina è circondata su ogni lato dalle colture di olivi e, a Ovest, da un piccolo frutteto.
Il prospetto principale rivolto a Nord, che guarda direttamente alla stradina di accesso, è costituito da due accessi principali. Il grande portone centrale, che introduce al piano nobile, è realizzato in metallo ed è caratterizzato dalle incisioni delle iniziali che riconducono ai proprietari storici del fondo. La porta è inquadrata da stipiti ed architrave in pietra ed è sormontata da una cornice modanata, anch’essa in pietra. Ai lati del portone vi sono due grandi finestre, dalle proporzioni e caratteristiche riconducibili a quelle dell’ingresso, aventi anch’esse stipiti ed architrave in pietra, cornice modanata di coronamento ed impostate su un marca davanzale che gira lungo tutte i prospetti della villa. A concludere il prospetto vi è una cornice scandita da feritoie, probabilmente previste per scopi difensivi e, nell’angolo Nord Est, una caratteristica garitta, leggermente aggettante rispetto ai fili dei prospetti Nord ed Est, e provvista anche questa di feritoie, che guarda verso il mare.
Il prospetto Ovest presenta nella parte inferiore un ulteriore accesso ai locali seminterrati, e si affaccia sul piccolo frutteto adiacente. In passato, di fronte a tale prospetto vi era il palmento in pietra annesso alla struttura, già citata in precedenza (5) ed adesso non più esistente, ma del quale rimane la cisterna sotterranea (6).
Il prospetto Sud è caratterizzato dal terrazzino del piano nobile. Lungo tutto il perimetro del parapetto vi sono, a scansioni regolari, particolari anelli di pietra per l’installazione probabile di strutture leggere removibili in legno. Nel registro inferiore del medesimo prospetto è presente un altro accesso al seminterrato.
Il piano seminterrato è caratterizzato da un ampio ambiente centrale, scandito da volte a crociera lungo tutto l’asse di sviluppo, ove vi erano le cisterne di raccolta del vino prodotto. Le stanze centrali si aprono sull’esterno, mentre le stanze lungo le fasce Sud e Nord sono caratterizzati da 12 botole quadrate, 6 su ogni lato, accuratamente sagomate in modo da accogliere un copri botola in pietra, mediante le quali si accede alle cisterne sottostanti atte alla conservazione del vino. Al livello seminterrato inferiore infatti, in corrispondenza di tali cisterne vi sono dei condotti che recano ancora oggi tracce in metallo per la trasfusione dei liquidi conservati.
Infine, nella sala centrale del primo livello seminterrato vi sono le testimonianze degli elementi lignei di quello che era il grande torchio per la pestatura del mosto.
Il piano nobile si caratterizza per una semplice disposizione planimetrica che presenta due grandi sale centrali, voltate a crociera, attorno alle quali si sviluppano gli ambienti principali della villa.

Note bibliografiche:
1) De Ninno 1904.
2) Tale lastra, ora momentaneamente riposta nell’ambiente centrale del livello seminterrato della villa, reca la scrittura: In questo spazioso colle dal Cav. D. Michele Lamparelli fecondato a delizioso vigneto il nipote Giuseppe nel 1858 cercava al pensiero e alla vita quiete e conforto dolcissimo.
3) Calderazzi 1989.
4)  I palmenti, sono il cuore della produzione vinicola secondo il processo storico di ottenimento del mosto. Sono costituiti da una vasca solitamente a pianta rettangolare poco profonda, all’interno della quale vi era la pigiatura dell’uva; il mosto defluiva quindi, tramite apposite canalizzazioni, nella cisterna sottostante ove veniva raccolto. Negli esempi più elaborati, è presente come caratteristica comune una particolare configurazione della spazialità che si esplicita con coperture realizzate in pietra da taglio, solitamente volte a crociera, impostata sui soli piedritti e con i quattro lati liberi.
5) Cfr. nota 6.
6)  Molte sono le strutture di questa tipologia ancora superstiti nel territorio pugliese; fra le più importanti si possono citare il palmento di Bisceglie e quello di Palese: mentre il primo è stato oggetto di restauro nel 2002, il secondo versa in condizioni di abbandono, come purtroppo molti altri ad esso affini per caratteristiche costruttive e datazione.
Nel caso in oggetto il palmento vero e proprio non esiste più, ma la cisterna sotterranea è ancora accessibile da un foro praticato nella sua parte superiore, in collegamento con la quota di calpestio esterno.

Bibliografia
- G. De Ninno, Note biografiche del cav. Michele Lamparelli, Bari 1904
- A. Calderazzi, L' architettura rurale in Puglia. Le masserie, Fasano 1989
- A. Calderazzi, Puglia fortificata: Le masserie, Bari 2011
- T. Massarelli, Un caso di studio sulla conoscenza e restauro di architetture fortificate in Puglia: Il “Castello Tanzi di Blevio” in territorio di Bari. In Atti della Giornata di Studio “Il restauro dei castelli”, Istituto Italiano dei Castelli - Sezione Friuli Venezia Giulia (a c. di V.Foramitti e A.Quendolo), Udine 18.12.1999. Studi e Ricerche, Udine 2002
- G. Fallacara, N. Parisi, Il recupero del palmento Bovio lungo la SP 88 Bitonto-Giovinazzo, in Studi Bitontini 77, 2004, pp.85-92 

Fonti archivistiche
- Antico Catasto dei Fabbricati di Terlizzi. Archivio di Stato di Bari
- Antico Catasto dei Fabbricati di Bitonto. Archivio di Stato di Bari
- Atti notarili. Notaio Marinelli. Atto 6 Settembre 1885. Archivio di Stato di Trani
- Atti notarili. Notaio Rizzo. Atto 1 Agosto 1925. Archivio di Stato di Trani

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