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Casa Rossa di Alberobello

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Luoghi della Memoria: la Casa Rossa di Alberobello
di Arcangelo Teofilo


“Il concetto classico di "luogo della memoria" è notoriamente quello definito già negli anni Ottanta in Francia da Pierre Nora ed ormai ripreso dai grandi dizionari. Il Robert lo definisce come "un’unità significativa, di natura materiale o ideale, che la volontà degli uomini o il lavoro del tempo ha trasformato in elemento simbolico di una comunità””. Così Tristano Matta ne parla durante il convegno “L’invenzione del Nemico” svoltosi a palazzo San Macuto il 3 dicembre del 1998.
Concetto che trova il suo sbocco naturale nel corso per docenti di Storia e Didattica della Shoah “L’Immaginario della Shoah e della guerra” organizzato dall’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari-Rete Universitaria per il Giorno della Memoria nei giorni 17-18 ottobre 2014 e giunto ormai alla sua terza fortunata edizione.
Ma soprattutto si congiunge con un “luogo della memoria” della nostra Puglia, la Casa Rossa di Alberobello.
La preziosa e puntuale ricostruzione storica del Professor Francesco Terzulli “Il campo profughi di Alberobello tra il 1947 e il 1949” inserita nel volume “Terra di frontiera. Profughi ed ex internati in Puglia. 1943-1954” dell’IRRSAE PUGLIA, ci aiuterà a fissare con precisione l’evoluzione di questa “unità significativa”.
Collocato nei locali della fondazione Gigante, ex Scuola Agraria, in località Albero della Croce ad Alberobello, a 3km sulla via vecchia per Noci, il campo di concentramento ebbe funzione decennale negli anni ’40 del Novecento.
Conobbe i suoi primi ospiti subito dopo l’entrata dell’Italia, il 10 giugno 1940, nel secondo conflitto mondiale con le immediate disposizioni che prevedevano, tra le altre cose, l’arresto e l’internamento di civili sudditi di Stati nemici atti a portare le armi. Come un’altra quarantina di strutture dell’Italia centro-meridionale localizzate in zone interne e distanti dai fronti di guerra, la Masseria Gigante fu scelta dal regime fascista che inviò i primi internati dal Luglio 1940. Infondate si dimostrarono le rassicurazioni ministeriali per quanto riguarda una veloce chiusura del campo che fu operativo fino agli ultimi mesi del 1949.
Si possono individuare quattro stagioni per il campo di Alberobello:
1. La prima stagione copre il periodo che va da Luglio 1940 ai primi di settembre del 1943 in cui giunsero solo uomini stranieri: dai civili con passaporto inglese (di nazionalità indiana, maltese, irlandese, britannica) residenti a Napoli, agli ebrei tedeschi o provenienti da Stati caduti nel dominio della Germania nazista fino a quando, nel Giugno 1942, furono internati ebrei italiani antifascisti, slavi della Dalmazia e della Venezia Giulia e anarchici. L’amministrazione comunale e di conseguenza, la direzione del campo, furono affidate a turno al podestà Donato Giangrande e al commissario prefettizio Giambattista Melchiorre.
Il 6 settembre 1943 il campo vide la sua prima chiusura con gli internati trasferiti a Castel di Guido in provincia di Roma. Il campo fu occupato dalle truppe dell’esercito italiano negli anni ’43- ‘45
2. La seconda stagione comincia il 28 febbraio 1945 quando il campo ebbe la dicitura di Colonia di confino politico riaprendo i battenti per gli internati ex fascisti, gerarchi e federali fino al 28 giugno 1946 data dell’amnistia voluta da Togliatti per avviare la pacificazione nazionale.
3. La terza stagione iniziò nel gennaio 1947 quando furono internate solo donne, le segnorine senza documenti, sbandate al seguito delle forze armate americane, ex collaboratrici naziste, prostitute e donne in fuga. Alberobello era governata da Angelo Antonio Lippolis.
4. La quarta ed ultima stagione del campo cominciò sul finire dell’agosto 1947 con la partenza delle donne e con l’arrivo delle famiglie di profughi provenienti dall’Europa centro-orientale che resteranno ad Alberobello fino agli ultimi mesi del 1949.


Abbiamo potuto visitare la Casa Rossa grazie all’aiuto del Professor Terzulli, in un sabato mattina soleggiato di Ottobre.
La struttura è di grandi dimensioni, con i suoi 48 vani posizionati su due piani e i suoi ampi scantinati. Intorno al 1887, fu trasformata in Fondazione Gigante in seguito al lascito fatto dal proprietario, il sacerdote Francesco Gigante, al comune di Alberobello. La Fondazione gestì per alcuni decenni in questo luogo la Scuola Agraria, potendo usufruire di circa 72 ettari con vigneti, frutteti, oliveti, campi di rotazione e di una stalla con caseificio e cantina.
Arrivati nel vialetto che conduce ai locali dell’ex Masseria Gigante, si staglia di fronte a noi questa struttura il cui colore le conferisce il nome e il fascino (rosso pompeiano) costruita in pietra locale. Le recinzioni di sicurezza vietano l’ingresso ai locali del piano terra di questo lato della struttura. Locali che contengono una macchina d’epoca appartenente, forse, al direttore del campo. Il tempo sta agendo sull’aspetto esteriore della Casa Rossa, sfregiando l’uniformità della facciata.
Un piccolo muretto divide il piano dall’ingresso rialzato di un particolare portone con un crocifisso in legno sulla sommità. È l’ingresso della cappella della Casa Rossa.
Entrando nella cappella non ci si aspetta di trovare questo trionfo di finti mosaici che interrompono una serie di affreschi ai lati della cappella per accompagnarci, sul fondo, all’altare col grande mosaico, che riporta alle due estremità data di inizio e fine lavori e probabilmente il nome dell’autore dell’opera
Uscendo dalla cappella proseguiamo il nostro giro verso l’ingresso dell’ex campo di concentramento.
La porta d’ingresso porta la data di fine costruzione dello stabile (1887).



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