Bosco di Gravina Aggiornamento - Puglia In-Difesa

Vai ai contenuti

Menu principale:

Bosco di Gravina Aggiornamento

Articoli

Per una buona gestione forestale. Difesa Grande come risorsa, bene e opportunità
di Francesco Mastromatteo

Il binomio uomo-bosco è imprescindibile per un utilizzo razionale dell’ambiente, visto non come un reperto museale da tenere sotto chiave, o peggio un peso, ma un’opportunità di sviluppo, non solo socioeconomico, ma anche culturale e scientifico; perché è proprio quando esso viene abbandonato che diventa “res nullius”, oggetto di aggressioni criminali e attacchi speculativi. E’ questo il messaggio lanciato dal convegno organizzato dall’associazione gravinese “Bosco-Città”, fondata da giovani esperti locali, in merito ai progetti di rinascita di Difesa Grande, in seguito al devastante incendio della scorsa estate che ha mandato in fumo circa metà dei 2000 ettari di superficie verde. Dopo lo sconcerto per la catastrofe, però, viene il momento dell’analisi. Non solo per evidenziare la ferita enorme inflitta alla natura, ma per progettare percorsi di recupero, ampliamento e valorizzazione, dopo decenni di abbandono.
 Mentre il turismo classico è in crisi quello ambientale, dati alla mano, è in crescita, con un incremento annuo di visite e di indotto lavorativo: più di 80 milioni di visitatori e circa 100 mila posti di lavoro per l’indotto dei parchi italiani. Ma perché un’area verde diventi oggetto di turismo sostenibile è necessario che sia dotata di sicurezza, infrastrutture e soprattutto attrattiva, totalmente assente nel caso di Difesa Grande, assente da tutti i siti internet dedicati ai parchi italiani, pur essendo il bosco più grande della provincia di Bari, in una regione tra le meno verdi d’Italia. Un’area-cerniera tra l’altipiano murgiano e la fossa bradanica, accomunato dal substrato geologico delle linee dell’acqua.   
Il bosco di Gravina, è stato affermato da autorevoli dirigenti del Corpo forestale regionale, è un’area da tempo in agonia, biologicamente poco produttiva e Il suo degrado deriva dalla cattiva gestione della burocrazia, dall’incuria negli interventi selvicolturali. Occorrono scienza, coscienza, educazione civica e soprattutto un piano di gestione comunale, senza dimenticare che si parla di un’area Sic, a ridosso del Parco dell’Alta Murgia, con cui sarebbe opportuno stipulare un protocollo d’intesa. Gestione: la parola chiave perché il bosco cessi di essere un peso, e diventi una risorsa da sfruttare razionalmente e un’opportunità, di sviluppo economico ma anche culturale.
Una gestione difficile da attuare quando, come spesso accade in Italia, le competenze, unite alle incongruenze legislative, si sovrappongono dannosamente. Il primo passo, spiegano gli esperti agronomi e forestali invitati da Bosco-Città, è creare una sinergia tra amministratori e tecnici, adoperando le professionalità del territorio nei posti giusti, magari facendo tesoro di esperienze positive di gestione forestale, anche vicini a noi, come il Parco di Gallipoli Cognato, sulle Alpi lucane, dove da anni viene sperimentato con successo un esempio di sfruttamento razionale e antropizzazione intelligente di un bosco, gestito da un organismo apposito. Senza dimenticare la presenza all’interno di Difesa Grande del percorso degli jazzi, preziose testimonianze storiche di un uso silvo-pastorale del bosco che oggi meriterebbero di essere recuperate e fruite.
Se per secoli le popolazioni locali hanno saputo sapientemente unire l’utilizzo economico delle aree verdi, fonti di legname e di pascolo, con la loro salvaguardia, oggi la parola d’ordine deve essere “multifunzionalità dell’ecosistema”: la selvicoltura moderna deve avere una finalità naturalistica, che alla tradizionale valorizzazione economica compatibile (filiera del legno) unisca aspetti didattici e ricreativi. Conoscere per pianificare dunque, perché il bosco sia vissuto e utilizzato, con un approccio pragmatico e rispettoso delle peculiarità locali, scevro da ogni visione ideologica.

Torna ai contenuti | Torna al menu