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Il Casale di Balsignano a Modugno

MAURIZIO TRIGGIANI

L'origine del casale è ignota tuttavia le prime notizie relative a Balsignano appartengono al 962 quando in una  carta dell' Archivio S. Nicola veniva rilevato in loco Basiliniano un insediamento rurale iuxta castello. Questo insediamento si disponeva intorno ad una struttura fortificata detta castellutzo de ipsi dalmatini. In seguito nel 988 nel Chronicon Lupo Protospata viene riportata la notizia dell'insediamento devastato dalle scorrerie di saraceni.
Successivamente nel 1092 le Pergamene monasteri soppressi dell'Archivio di Stato di Napoli riportano la notizia del duca Ruggero, figlio del Guiscardo e di sua moglie Adele che concessero il casale di Balsignano al priorato benedettino di S. Lorenzo di Aversa. Concessione poi confermata dal duca Ruggero nel 1102 ed in seguito nel 1115 da Costanza d'Altavilla (Pergamene monasteri soppressi. Archivio di Stato di Napoli).
Nel 1223 (Historia Diplomatica Friderici II) sarà Federico II a confermare tale concessione.
Poi nel 1270 (Pergamene monasteri soppressi. Archivio di Stato di Napoli) la notizia della devastazione del casale in seguito alla guerra scoppiata in seno alla stessa dinastia angioina.
Dalle Cedulae Taxationis del 1276-1278 si apprende come all'epoca il casale risulta essere popolato da circa trecento persone e frutta per concessione allodiale dalle 25 alle 50 once.
A quest'epoca ormai i benedettini dovevano dare in concessione il casale tanto che nel 1292 (Pergamene monasteri soppressi. Archivio di Stato di Napoli) ne divenne feudatario Ruggero della Marra che entrò in conflitto con la Badia benedettina di Aversa .
Dal 1300 in poi (Pergamene monasteri soppressi. Archivio di Stato di Napoli) Balsignano fu al centro di   dispute tra feudatari e la Badia di Aversa che ne rivendicavano la proprietà e la responsione allodiale.
Nel 1352 (Pergamene monasteri soppressi. Archivio di Stato di Napoli), a seguito delle dispute e degli scontri,  il protontino Franco de Carofilio richiese una riduzione delle corresponsioni ai benedettini per poter riparare e realizzare ulteriori fortificazioni al casale sconvolto dalle vicende dalla guerra tra il ramo ungherese e francese della dinastia angioina come riportano le cronache di Domenico da Gravina.
Sono del 1371-1450 le notizie relative ai censuari del casale e abbassamento del valore allodiale.
Infine nel 1528 (Pergamene monasteri soppressi. Archivio di stato di Napoli), in seguito alla guerra franco-spagnola il casale era ormai in rovina tanto che tra il 1536 ed il 1565 (Pergamene monasteri soppressi. Archivio di stato di Napoli)  il casale dalle rendite molto basse con le terre e le fabbriche rurali gestite dai cittadini della vicina Modugno fu affidato dall'ordine in affitto a Camillo Dottula per un canone annuo.
il casale costituisce uno degli esempi più articolati e meglio conservati degli insediamenti rurali fortificati di origine monastica. Nonostante tutte le vicissitudini attraverso le quali queste fabbriche sono passate costituiscono un modello esemplare nell'organizzazione di un sito rurale di grandi dimensioni. Due sono i principali corpi architettonici inseriti in un ampio insediamento interamente cintato e protetto da mura. Le strutture relative alla chiesa di S. Felice ubicate ad est del sito e quelle del più antico complesso monastico fortificato site ad ovest.
Sul complesso della chiesa di S. Felice recenti acquisizioni hanno definito l'evoluzione di un doppio corpo di fabbrica: quello più settentrionale di probabile datazione all'XI secolo costituito da un edificio dai caratteri semplici a due campate sormontate da due piccole cupole che doveva presentare un corpo occidentale (un portico o una torre) del quale rimangono poche vestigia individuate nelle pavimentazioni che sono poste in relazione con altri siti dell'XI secolo come S. Scolastica, S. Benedetto e S. Maria del Buon Consiglio a Bari nonché della vicina S. Maria della Grotta a Modugno. A questo primitivo impianto si aggiunge la chiesa tardo duecentesca di S. Felice raro esempio di architettura di matura età medievale sormontata da una cupola su tiburio absidata su tre campate che ripropone soluzioni stilistiche e strutturali tra le più eleganti ed innovative del tempo.
L'altro corpo architettonico, quello del cosiddetto castello si presenta in modo alquanto articolato e stratificato. Ad un impianto originario dalla chiara vocazione monastica del quale rimangono tratti di fabbriche e alcuni affreschi di vocazione monastica e benedettina si aggiungono ulteriori strutture. Una cappella confinante con gli edifici monastici ma realizzata in matura età angioina al cui interno insistono importanti resti di affreschi; adiacente a questa un ulteriore fabbrica sempre ecclesiastica significativamente riadattata in età moderna (forse nel '500). Queste fabbriche si affacciano su una corte interna dominata dalla mole del cosiddetto castello che oggi presenta un impianto quattrocentesco con torri e barbacani, ma che cela al suo interno preesistenze probabilmente da ascriversi all'età medievale.


Servizio sul Tg3 del Casale di Balsignano


Bibliografia: M. Triggiani, Insediamenti rurali nel territorio a nord di Bari dalla Tarda Antichità al Medioevo. Repertorio dei siti e delle emergenze architettoniche, Bari, Edipuglia 2008


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